«Cambiare le coscienze perché da qui non cominci più la guerra»

«Abbiamo ricevuto con molto piacere la presa di posizione dei Vescovi, così in linea con le richieste di papa Francesco che abbiamo sempre sentito molto vicino nella nostra lotta e nei nostri percorsi ». Così Cinzia Guaita, portavoce del Comitato riconversione Rwm per la pace ed il lavoro sostenibile, commenta a caldo il Messaggio della Conferenza episcopale sarda reso noto il 27 dicembre alla vigilia della Marcia della pace di Villacidro. «È importante – prosegue Guaita – l’appello che i Vescovi rivolgono a tutto il tessuto sociale chiamando in causa imprenditori, università, politici, sindacati e questo è fondamentale anche per noi: abbiamo sempre pensato che una azione di riconversione debba essere una azione collettiva».
Come il nome stesso indica, il Comitato non si batte per la chiusura ma per la riconversione dello stabilimento in modo da non perdere i posti di lavoro, tanto preziosi in una zona tra le più depresse dell’Isola. «Ci rendiamo conto – sottolinea la portavoce – che un cambiamento vero, profondo e radicale, avviene solo se c’è un cambiamento delle coscienze».
È qui, secondo la portavoce del Comitato, che devono entrare in gioco le scelte di ciascuno: «Pensare se ogni parroco, se ogni credente accoglie nel profondo la proposta dei Vescovi sardi io credo che il tessuto sociale possa cambiare, possa cambiare la mentalità e quindi una pace vera e duratura possa partire dal nostro territorio. Noi usiamo dire purtroppo “qui cominciala guerra”, vorremmo poter dire “qui comincia la pace” e sperare che questa onda coinvolga anche i territori lontani».
Qui comincia la guerra, afferma Cinzia Guaita e non sbaglia. Dalla terra sarda, solo negli ultimi mesi, sono stati consegnati ai sauditi ordigni da sganciare in Yemen per un valore di oltre 8 milioni di euro prodotti dalla multinazionale tedesca Rwm nel suo stabilimento di Domusnovas. Una tale efficienza ha richiesto l’ampliamento della fabbrica, ma nonostante i permessi giunti dalle istituzioni locali, il Comitato e una serie di altre sigle, da Legambiente a Italia Nostra, è pronto a depositare un ricorso al Tar nelle prime settimane del nuovo anno contestando la mancata valutazione di impatto ambientale.
È svanita in fretta la commozione del mondo di fronte all’immagine di Amal, la bimba di sette anni morta di fame in Yemen e simbolo del conflitto dimenticato. La sua fotografia, scattata dal premio Pulitzer Tyler Hicks e pubblicata dal New York Times aveva fatto il giro del mondo ma oggi chi si ricorda più di lei? I più piccoli sono le prime vittime del conflitto alimentato dalle Mk82 prodotte in Sardegna: in Yemen, le Nazioni Unite hanno verificato l’uccisione o il ferimento in attacchi di 1.427 bambini, compreso un attacco a uno scuolabus a Sa’ada. Scuole e ospedali sono stati oggetto di frequenti attacchi o sono stati usati per scopi militari, negando ai bambini l’accesso al loro diritto all’istruzione e all’assistenza sanitaria. Questo – stando ai dati diffusi dall’Onu – sta ulteriormente alimentando una crisi in un Paese in cui ogni 10 minuti un bambino muore a causa di malattie prevenibili e 400.000 bambini soffrono di malnutrizione acuta grave.

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