Biotestamento, coscienza e legge

Fa sorridere amaramente vedere che la nostra società si erga a paladina di grande civiltà e constatare, al contrario, quanto senso di inciviltà ci sia nel pensiero e nel comportamento delle persone.
Contestualmente assistiamo a quanta fatica faccia la nostra classe politica, a tutti i livelli istituzionali, a leggere e interpretare le esigenze e le istanze che provengono dalla società civile.
La conseguenza di questa fatica è l’enorme ritardo con cui l’Italia recepisce nel proprio ordinamento quei principi fondamentali, sanciti nei Trattati e nelle Convenzioni Internazionali, che riguardano la tutela dei diritti dell’uomo e il rispetto della dignità della persona. Quegli stessi principi che i nostri padri costituenti introdussero nella prima parte della nostra Costituzione.
Ho fatto questa premessa per introdurre una materia alquanto delicata: il testamento biologico, che periodicamente si riaffaccia all’attenzione dell’opinione pubblica, dando seguito ad animati dibattiti che scuotono le nostre coscienze.
In breve, il biotestamento altro non vuole essere che un’anticipata e autonoma manifestazione della volontà sui trattamenti sanitari, in previsione di un’eventuale perdita della propria capacità di intendere e di volere.
Si tratta dunque del “diritto di scegliere” anticipatamente quale percorso la propria vita dovrebbe intraprendere, qualora si verificassero le condizioni per cui una persona non fosse più in grado di autodeterminarsi.
A tal proposito un chiaro riferimento è contenuto nella Convenzione di Oviedo del 1997 sui diritti dell’uomo e la biomedicina: «I desideri precedentemente espressi a proposito di un intervento medico da parte di un paziente che,al momento dell’intervento, non è in grado di esprimere la sua volontà, saranno tenuti in considerazione».
Il Codice di Deontologia medica, in aderenza alla Convenzione di Oviedo, afferma che il medico dovrà tenere conto delle precedenti manifestazioni di volontà.
Nel nostro Paese nonostante la legge di ratifica del 2001, non sono mai stati emanati i decreti legislativi per adattare le leggi vigenti ai principi della Convenzione. Le varie proposte legislative in esame in Parlamento sanciscono preliminarmente i principi della tutela della vita umana e della dignità della persona, il divieto dell’eutanasia e dell’accanimento terapeutico e il consenso informato quale presupposto di ogni trattamento sanitario.
Nei giorni scorsi, finalmente, la Camera dei deputati ha approvato il disegno di legge che regola tale materia. Adesso la palla passa al Senato, dove, probabilmente, anche questo progetto si insabbierà a causa di forze ed equilibri precari e si dovrà attendere la prossima legislatura.
La complessità di questo tema costringe ognuno di noi a confrontarsi con la propria coscienza. Ciascuno può avere delle riserve, delle perplessità sul contenuto di questa legge o addirittura sulla necessità o meno di normare questa materia, ma certo è necessario colmare un vuoto legislativo finora “riempito” esclusivamente dal susseguirsi delle sentenze dei giudici.

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