Bava di lumaca, fantasia al potere

Si chiamano Giampiero Salis e Gianni Barroccu. Otto anni fa il primo faceva il barista ed il secondo la guardia giurata. Entrambi volevano cambiare, inventarsi qualcosa di nuovo. Avendo un terreno di famiglia, decidono per l’allevamento delle lumache. A convincerli il fatto che il settore era ancora libero ed il 70% del prodotto arrivava nell’isola dal Marocco e dalla Tunisia. Hanno frequentato un po’ di corsi in Europa, in Alta Italia, in Sicilia, finendo per innamorarsi di questo lavoro. È nata così Krokka, l’azienda che a Badde Manna produce lumache ma anche olio di oliva speciale.

Cosa portate sul mercato?
«Lumache per utilizzo gastronomico e la bava, un prodotto molto richiesto dall’industria farmaceutica. È una sostanza molto ricca di vitamine, collagene e con tante altre proprietà. La bava viene usata per la cosmesi, shampoo, creme viso e mani, bruciature fino alle cicatrici post operatorie, macchie cutanee di varia natura. È un prodotto che in qualche modo rende di più della lumaca stessa. La raccogliamo utilizzando un macchinario particolare, senza creare problemi alla lumaca che viene reimmessa nel recinto di allevamento sino a quando verrà avviata al consumo gastronomico».

Ci sono delle creme che producete anche voi?
«Noi inviamo il prodotto congelato a una ditta farmaceutica specializzata che ci reinvia la crema finita e noi immettiamo in commercio con il nostro marchio Rosee, rugiada in francese».

Cosa date da mangiare alle lumache?
«Seminiamo cavolo nero toscano e bietole. Per dare a loro un’habitat ideale, seminiamo anche il trifoglio nano, inoltre integriamo la loro dieta con della frutta e verdura, pere, carote, meloni, angurie, semi di girasole, in modo da ottenere un prodotto qualitativamente valido. Inoltre integriamo il tutto con del calcio per fortificare e far crescere il loro guscio in breve tempo. Diciamo che in natura ci impiegano 4 anni, invece riusciamo ad ottenere questo risultato in 12 mesi».

Ci sono patologie particolari?
«Più che patologie il vero problema sono gli animali che ne vanno ghiotti, in primo luogo i cinghiali e poi gli uccelli tra cui la ghiandaia e le cornacchie, soprattutto durante l’irrigazione estiva. Con la scusa di abbeverarsi trovano anche cibo».

Ci si affeziona alle lumache?
«Il primo anno ci dispiaceva avviarle al commercio, un pò come il pastore con gli agnellini. Adesso non ci facciamo più caso».

Magari voi non le mangiate?
«No, sbaglia. Le mangiamo, eccome!».

Avete anche altri prodotti con alla base le lumache?
«Produciamo dei ragù e, visti questi tempi, abbiamo avuto un buon riscontro. Inoltre facciamo consegne a domicilio ed in periodo di quarantena siamo riusciti ad avere soddisfazioni nella vendita. Per questa seconda ondata della pandemia siamo più preparati in caso di nuovi lockdown. Ci sono comunque mancate le vendite nelle sagre e negli agriturismo, riusciamo a commercializzare con i mercati di Campagna Amica. La chiusura dei ristoranti alle 18 ha colpito anche noi. Non abbiamo neanche ottenuto i ristori del governo. Siamo tuttavia fiduciosi sul futuro, non ci arrendiamo, sappiamo che in agricoltura ci sono le annate buone e le annate cattive. Consideriamo questa un’annata cattiva ma andiamo avanti».

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