Bartolomeo Sorge, uomo del dialogo e dell’ascolto

Gesuita per vocazione,  politologo per professione, ha titolato Avvenire. Con la scomparsa di Padre Bartolomeo Sorge avvenuta il 2 novembre scorso, la Chiesa e la società italiana hanno perso uno dei personaggi di spicco del ‘900.

Nato nell’Isola d’Elba nel 1929, da genitori siciliani, nel 1946 entrò a far parte della Compagnia di Gesù e nel 1958 fu ordinato sacerdote. Fin da giovane si distinse per la sua capacità di coniugare lo studio con l’azione, figlio di una Chiesa che chiedeva ai suoi fedeli il coraggio dell’impegno, la necessità e a volte l’urgenza di una presenza viva, da cristiani, nelle realtà temporali. Nel 1966 fu chiamato a far parte della redazione della rivista dei gesuiti La Civiltà Cattolica, che in quegli anni, sotto la guida di Padre Roberto Tucci, stava aprendosi alle nuove istanze della società, anche grazie alla spinta operata in questa direzione dal Concilio Vaticano II.

Uomo del dialogo e dell’ascolto, “sacerdote politico”, attento osservatore dei mutamenti sociali, fu molto legato a Paolo VI col quale collaborò alla stesura della Octogesima adveniens, emanata nel 1971 per gli ottant’anni della Rerum novarum di Leone XIII, enciclica che aveva segnato in modo indelebile la nascita della Dottrina sociale della Chiesa, materia su cui Bartolomeo Sorge ha riversato impegno e passione.

Quando nel 1973 assunse la direzione della Civiltà Cattolica, il suo pensiero era già delineato: tradurre in azioni concrete le aspirazioni e le raccomandazioni del Concilio.

Era preoccupato che i cattolici, in quegli anni di gravissime contrapposizioni, con l’avanzare soprattutto dell’area politica di estrema sinistra, rimanessero ai margini e perdessero il diritto di parola nella società.

In occasione del referendum sul divorzio anziché alimentare lo steccato «si schierò a favore del pluralismo, sia pure condizionato, nelle scelte politiche dei cattolici»; nel 1976 fu protagonista al primoconvegno della Chiesa italiana su “Evangelizzazione e promozione umana”, indetto per cercare di capire il processo di secolarizzazione che aveva messo in discussione il rapporto degli italiani con la Chiesa.

Con largo anticipo capì che era già iniziato il processo di disgregazione del “partito cristiano”, sempre più orientato allo Stato e al potere, mentre larga parte del mondo cattolico andava reclamando il rinnovamento della politica. Il suo libro La ricomposizione dell’area cattolica, edito da Citta Nuova nel 1979, mise in luce l’urgenza di «ricostruire una forma di unità prepolitica dei credenti, dato che era ormai da ritenersi concluso l’esclusivo monopolio del voto cattolico da parte della Democrazia Cristiana». Purtroppo non fu ascoltato e tutti sappiamo come poi è andata a finire 13 anni dopo.

Ma non si perse certamente d’animo.

Trasferitosi a Palermo nel 1985, dopo avere lasciato la direzione della Civiltà cattolica, insieme a Ennio Pintacuda, fondò l’“Istituto di formazione politica Pedro Arrupe”, che fece da apripista alla “Primavera di Palermo” contro le mafie.

Su questo esempio partirono tante altre scuole in giro per le diocesi d’Italia. Nel 1997 traslocò a Milano e fino al 2009 diresse la rivistaAggiornamenti sociali, per la quale scrisse ben 162 articoli, in particolare sull’impegno dei cristiani in politica.

Tenne circa un migliaio di conferenze in giro per l’Italia. Più volte sono andato a seguire i suoi interventi, ogni volta sentivo una lettura nuova, non riciclava mai. Aveva il dono della parola ed era un visionario. Da Padre Tucci, suo maestro, aveva imparato l’importanza di leggere i giornali, anche quelli internazionali. Ricordo il suo sorriso e il suo coraggio. «Ci ha educato alla parresia, al fatto che bisogna avere il coraggio di non tacere», ha ricordato Padre Giacomo Costa, suo confratello. Proprio negli ultimi tempi invitava a non chiudersi nell’identità e nei populismi, problema che sentiva molto grande.

«Dal giorno della mia ordinazione, ho avuto la fortuna di celebrare, ogni giorno, l’Eucarestia», aveva confidato ultimamente ai suoi amici. Padre Sorge è stato certamente un intellettuale, un politologo e uno scrittore, ma, prima di tutto, credo, sia stato un prete di Dio.

Antonello Menne

 

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