Autolinee Deplano, motori da riaccendere per salvare l’azienda e 40 posti di lavoro

Occhi lucidi sul volto tirato di Gabriele Deplano. Nel silenzio irreale della sua azienda, Zona Industriale Pratosardo, Lotto 118, numeri aridi, nel burocratese che accresce l’angoscia. Bus allineati. Eppure qui, sino a tre mesi fa, box e piazzale erano vuoti e gli ultimi bus ad uscire già tuonavano col rombo dei motori. E sfilavano, nel loro color rosso con scritta in oro, lungo le strade di Sardegna, d’Italia e d’Europa. Metà giugno, anche il meteo accavalla le sue incertezze, addensando nubi reali e metaforiche sui capannoni muti delle industrie mancate alle porte di Nuoro. Figuriamoci il dopo Covid. Azienda di famiglia quella dei Deplano. Coraggioso il babbo, da autista Arst nel 1984 si è messo in proprio, con un pullman, stanzetta per ufficio nel rione affollato di Monte Gurtei. Gabriele, 24 anni allora, non ci ha pensato due volte a lanciarsi in quella avventura. Oggi è un’industria del trasporto: tiene bene le redini Patrizia, al suo fianco, collaboratrice instancabile, verso la quale Deplano rivolge continuamente lo sguardo per aver conferma delle proprie parole. Parco macchine con oltre 40 veicoli autorizzati, autobus di linea e noleggio, minivan, veicoli con conducente, 18 dipendenti fissi e, nella normalità, 20 stagionali. Negli uffici, che aprono i balconi sul piazzale a motori spenti, meno di quattro mesi fa era tutto un pullulare di tour operator, richieste delle agenzie di viaggio, di hotel e alberghi e il vastissimo movimento delle scuole con le gite di istruzione. Collegamenti di linea con gli aeroporti e con il paese Orune, Dorgali e Gonone. Due comunità che l’azienda Deplano non abbandoneranno mai. «Nella nostra programmazione – dicono Gabriele e Patrizia – ad inizio anno avevamo la certezza delle prenotazioni. È andato in fumo l’intero fatturato del noleggio che poi rappresenta annualmente oltre il 50 per cento del fatturato globale. L’Europa era la nostra casa. E anche oltre, Tunisia, Turchia, Marocco. Con la chiusura delle scuole abbiamo percepito la gravità della crisi. Di quei temporali, sanitari ed economici, che arrivano a ciel sereno ma sono terribilmente devastanti».
La lista dei dipendenti stagionali è stata resettata. Autisti rimasti a casa che vengono ancora al lotto 118 di Pratosardo, pur sapendo che almeno per ora non c’è speranza. E se ne rendono subito conto osservando la fila dei veicoli immobili. I dipendenti fissi invece sono tutti in cassa integrazione. «La prima nostra grande preoccupazione sono stati i lavoratori», dice Gabriele Deplano con lo sguardo ravvivato da un moto di sano orgoglio: «Non potevamolasciarli a terra. Abbiamo anticipato la cassa integrazione. Il modo è stato semplice, azionisti e amministrativi ci siamo dimezzati i nostri compensi. E non è una partita di giro, perché dallo Stato ancora non sono arrivate le somme stanziate» E i conti sono presto che fatti. Quel che è perso è perso per aziende di trasporto e noleggio come queste.
La stagione 2020 è cancellata, ma di licenziare dipendenti all’azienda Deplano non gli passa neanche per la testa. Anche se nel groviglio delle norme questo tipo di imprese non sono classificate nel codice Ateco come turistiche, per cui «chi ha dato, ha dato e chi ha preso ha preso». Per gli stagionali nessuna tutela, nessun ammortizzatore sociale. Si stringono i denti, mordendo il freno per non sbottare anche davanti alle storture della burocrazia e alle promesse mancate. «Per la cassa integrazione anticipata, aspettiamo le risorse pubbliche, qualcosa succederà».
Il capitolo banche invece è tutto da scrivere. Rinvio pagamento mutui sino a ottobre? «Sì, secondo il governo », ironizza Gabriele Deplano: «Doveva essere senza aggravio di interessi. Ma gli istituti di credito fanno orec- chie da mercante e hanno il coltello dalla parte del manico. Per cui, per gli eventuali mesi di rinvio chiedono interessi sugli interessi. Da uscirne pazzi, il cane che si morde la coda. Brancoliamo nelle incertezze del dopo Covid». Stanno almeno riscaldando i motori perché oggi – metà giugno – riaprono alcuni aeroporti e qualche pullman esce dal box. Ma gli operatori veri del turismo stanno alla lontana. «Gli italiani verrebbero, ma forse… non possono, hotel chiusi, viviamo nel regno della sovrana incertezza ». E poi «ci sono mancati e ci mancano gli studenti», un velo di tristezza negli occhi dei resistenti dell’azienda Deplano. «Per loro abbiamo un protocollo particolare, educativo. E non abbiamo mai avuto problemi di vandalismo anche perché cerchiamo di far capire che la scuola inizia da quando mettono piede sul pullman, integrandosi tra vari paesi, Orune, Dorgali, Barbagia, Goceano, e tra vari linguaggi e parlate locali apparentemente lontane anni luce».
Ogni mattina delle fredde giornate dell’emergenza sanitaria da coronavirus, Gabriele Deplano e la fida Patrizia raggiungevano il piazzale muto dei loro bus immobili. «Abituati come eravamo a trovarlo già vuoto o con gli ultimi motori rombanti, in partenza magari su strade lontane, vedendoli fermi, allineati, beh la tristezza ci assaliva». Oggi l’imperativo è salvare l’azienda, la storia, il lavoro. Volontà d’acciaio, come carburante più solido per far ripartire i motori, alle porte della città di Nuoro che si risveglia in questa stagione di primavera calante.

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