Attraversare la tempesta
di Pietro Puggioni

17 Giugno 2021

4' di lettura

A i poveri discepoli non è bastato il viatico della giornata delle parabole per affrontare la notte della tempesta sul lago. Venuta la sera disse loro: passiamo all’altra riva (Mc 4, 35). La sera è un appuntamento che richiama la fine del giorno e della vita. La suggestione di quella sera, abbinata alla fragilità della barca, ci immerge nella profondità di questa pagina. Si arriva tutti stanchi: Gesù che prende sonno subito a dispetto della tempesta che infuria e getta i discepoli in preda all’angoscia della morte. Due modi di arrivare alla sera e affrontare le tempeste della vita: la serenità di Gesù, la paura dei discepoli. Le parabole erano state spiegate e il loro messaggio era apparso decisivo per affrontare le prove della vita ma, salendo sulla barca, i discepoli avevano portato con sé tutta la loro fragilità. Nella sera del Getsemani saranno i discepoli a dormire dentro la tempesta di odio e di morte contro il Maestro. Lui veglia, affidandosi al Padre, per accogliere Giuda e tutte le forze del male. La verità fondamentale sta all’inizio del Vangelo di Marco:Il regno di Dio è vicino (Mc 1,15). Gesù è dentro tutte le barche, nel giorno e nella notte, nella tempesta e nella bonaccia, nella tranquillità dell’abbandono in Dio e nello sgomento che travolge la sicurezza della fede. Chissà quante volte questa pagina ha confortato i cristiani durante le prime persecuzioni e illuminato la notte di Dio nel buio dei campi di concentramento o del dolore innocente di tanti bambini e di tutti i Giobbe della storia. D. Collin annota: «Quello che forse scopriremo è che il silenzio di Dio non cessa di essere Dio. Un po’ alla stregua di quello che Sacha Guitry diceva della meravigliosa musica di Mozart: Il silenzio che segue le note di Mozart è ancora di Mozart». Maestro, non ti importa che siamo perduti? (v. 38). I discepoli, in un misto di fiducia e di paura, toccano le corde più sensibili del Maestro, mutuando quella implorazione dal grido di tutti i malati del Vangelo, a loro tanto familiare. Il dramma del cristiano e di tutti i cercatori di speranza è quello di vivere tra la fiducia in Dio e la paura che la fede sia illusione e tradizione. In ciascuno di noi, infatti – lo ricordava il cardinal Martini – c’è il credente e il non credente. Passiamo all’altra riva (v. 35), alla terra dei pagani. L’avventura della notte è la parabola della comunità cristiana e la sfida di tutti gli uomini, perché la fede si misura con la storia. «Negli uomini c’è sempre l’immagine amabile del nostro Dio, che ci deve render piacevoli i fratelli tutti, e ogni altra condizione della vita. È Iddio che la dirige» (card. Schuster). La barca, fragile e inadeguata, è un invito a confidare non nei mezzi umani: barca o transatlantico, alleanza col potere o debole solitudine, strutture imponenti o povertà disarmante. Drammatico, ma vittorioso, lo scontro tra Gesù e il mare, sede di tutte le forze del male. Tale scontro culminerà sulla croce: Gesù si sveglierà dal sonno della morte e, col grido della vita e dell’amore, imbavaglierà la morte, la forza più terribile all’origine della paura umana. Chi è mai costui che anche il vento e il mare gli obbediscono? (v. 41). Dio non ci dice chi è, ma cosa fa. La risposta a questa domanda, che affiora nella vita, non troverà una risposta definitiva in un giorno indimenticabile e neppure in un pellegrinaggio o folgorazione particolare ma nell’accogliere Gesù nella barca della vita quotidiana, ascoltando la sua parola e gridando a lui le paure del mondo.

donpietropuggioni@gmail.com

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