Astianatte

La diciassettesima puntata della rubrica curata dagli studenti del Liceo Classico di Nuoro. Libriamoci è un progetto coordinato dalle docenti Venturella Frogheri e Paola Serra.

«Un giorno che squillavano le trombe, lampeggiavano armi e i cavalli sudati si chinavano al verde specchio del bacile a lambire con umide froge». La guerra: un’antica ferita inguaribile, insita nell’animo umano e proprio quando pare in procinto di rimarginarsi riprende a sanguinare copiosamente, in modo lento ed inesorabile. È questa ferita che il poeta greco del ventesimo secolo, Ghirgos Seferiadis, premio Nobel per la letteratura nel 1963, cerca di raccontare tramite una sua poesia, dedicata alla figura del piccolo Astianatte, figlio di Ettore, uno dei grandi eroi dell’“Iliade” di Omero. Il poeta fa rivivere attraverso lo splendore e la concretezza dell’antico, il dolore provocato dalla guerra. Se in Omero il bimbo è rappresentato come vittima innocente, ucciso barbaramente, Seferis preferisce una particolare versione del mito, secondo la quale il piccolo si salva, divenendo emblema di speranza. Sullo sfondo la guerra, la violenza. Il sangue versato sembra quasi voler assumere il ruolo di vox media, esso è infatti emblema di lacrime, odio, dolore ma allo stesso tempo emblema di speranza, di vita e di futuro (valore attestato dalla sua etimologia, la sua radice è in sanscrito sak: succo, divenuto poi sanguem che indica il fluido, fonte di vita) e quindi anche dei sogni e dei sacrifici che questi comportano. Essi sono incarnati dalla figura del piccolo Astianatte, il quale, figlio di una terra meravigliosa, proprio grazie al suo essere fiera e ostinata, una nazione il cui cuore trabocca di coraggio, sceglie di vivere anche in un epoca in cui imperano la morte e il dolore, egli non si fece intimidire dallo squillare delle trombe, forte della protezione ricevuta dal platano che lo aveva accolto alla nascita e soggiogato dal dolce e penetrante profumo della vite e dell’ulivo che i suoi antenati avevano accuratamente coltivato con il sudore della loro fronte nella speranza di poter costruire il futuro, nutrendo ogni vita che viene alla luce.

© riproduzione riservata

CondividiShare on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn