Assl Nuoro, caos nella gestione Covid

Nel mese di luglio ci eravamo illusi di aver superato la pandemia in provincia di Nuoro, senza grossi problemi. Il rispetto dei diversi Dpcm era stato rigoroso. Uscire in alcune ore causava un senso di angoscia, per il silenzio e assenza di persone. Ma alla fine la sospensione della mobilità aveva prevenuto la diffusione del Covid-19. In ospedale molti alti dirigenti, invece di valutare l’esperienza nel suo insieme, hanno concluso con un autogiudizio positivo sul proprio operato. La conseguenza grave di questa autoreferenziale analisi è stata la mancata capitalizzazione dell’esperienza della prima fase. La stanchezza generale delle misure di lockdown, i dati rassicuranti sul numero di casi, hanno determinato un abbassamento del livello di guardia.
Prima scelta organizzativa, frettolosa e potenzialmente pericolosa, è stata la chiusura dell’aria Covid. Nel mese di marzo, dopo tante incertezze, venne individuato per tale scopo, il reparto della nuova pediatria, situato sul lato dell’ospedale che da in via Einaudi. Il moderno reparto, oltre alla degenza ordinaria, con camere singole con bagno, aveva un settore in cui si realizzarono 8 posti di Rianimazione. Tutta l’area Covid aveva ingressi dall’esterno dell’ospedale. Il paziente usciva dal reparto solo per andare a fare la Tac. Di fatto si separava il percorso per pazienti Covid dagli altri. L’area Covid era inoltre collegata con il vecchio reparto di malattie infettive e con il reparto di neuropsichiatria infantile. Due servizi molto utili in periodo di pandemia.
Dopo i casi di Covid in Costa Smeralda, si è assistito ad un rapido aumento dei contagiati, ma non si è fatto niente per anticipare, con atti organizzativi, la possibile ripresa dell’infezione. Anzi, con una decisione inspiegabile, la Direzione Assl Nuoro decide di far trasferire il reparto di pediatria che si trovava nell’ex area Covid. Con questa scelta, con l’aumento dei casi, il reparto Covid viene spostato al 10° piano dell’ospedale, senza peraltro individuare percorsi dedicati e spazi separati per vestizione e svestizione del personale. Il che espone ad alto rischio di contagio. Il personale si spoglia difronte alle porte degli ascensori usati per le barelle e per i propri bisogni deve scendere al piano terra! Nel reparto al decimo piano possono essere ricoverati 26 pazienti in camere da 3 posti e senza bagni. Di fatto con questa scelta organizzativa viene fatto saltare uno dei principi dell’organizzazione in corso di pandemia: la separazione dell’Area Covid dall’area normale.
Altra criticità, determinata dalla scelta di chiudere il reparto utilizzato a marzo, è che vengono a mancare gli 8 posti di rianimazione Area Covid. Per tamponare la situazione viene proposto alla direzione generale/commissario Ats di utilizzare il 3° piano dell’area nuova dell’ospedale, occupato dal reparto di oncologia che svolge attività solo diurna, senza ricoveri, sia durante la notte che il fine settimana. Il reparto è molto grande, moderno, ha gli attacchi nelle camere per fare terapia con ossigeno, per aspiratori etc. Nel frattempo ci si è dimenticati di un ospedale da campo, donato dalla Croce Rossa e parcheggiato alla Fiera di Cagliari.
A questo punto emerge il conflitto tra dirigenza Ats, in particolare il commissario Steri, la Direzione Assl Nuoro, Cattina, e la Direttrice facente funzioni del presidio Ospedaliero San Francesco Antonella Tatti. L’Ats con una lettera del direttore sanitario Locci ordina lospostamento del reparto oncologia, dal 3° piano a dove stava la pediatria. La notizia esce rapidamente fuori perché un paziente del reparto oncologia, mentre si trovava per un controllo, assiste alla visita dei tecnici che avrebbero dovuto organizzare il trasferimento. I pazienti si oppongono, si organizzano manifestazioni, i social si riempiono di post contro la decisione dell’Ats. In una video conferenza, Ats da Cagliari con Nuoro, emerge la tensione, e la dottoressa Tatti, viene di fatto detronizzata dal suo ruolo di direttrice del presidio ospedaliero San Francesco. Al suo posto viene nominata Gesuina Cherchi, Commissario Covid, con competenze sia per l’Ospedale che per il territorio; viene inoltre dato un incarico ad interim, come direttrice del Presidio Ospedaliero, alla dottoressa Giovanna Gregu, che opera nei presidi ospedalieri dell’Assl di Carbonia-Iglesias. Di fatto Nuoro si trova di fronte ad un bicefalo che raggiunge soluzioni contraddittorie se non opposte. La dottoressa Cattina è marginalizzata, prima di essere definitivamente rimossa con la nomina del commissario Asl Nuoro, nel rispetto della nuova legge di riorganizzazione del Sistema Sanitario Regionale.
Si scontano le conseguenze di un’organizzazione che non ha maturato un insegnamento dalla prima fase. Gli operatori sotto stress, ma molto spesso pavidi, hanno vissuto con una gerarchia verticistica, in cui la buona volontà del singolo non è stata sufficiente a creare quell’insieme organizzativo necessario per affrontare una situazione difficile. I tempi decisionali, sia a livello politico, ma soprattutto amministrativo, sono totalmente asincroni rispetto alla velocità della pandemia, che non si cura delle beghe e della pigrizia. In questo conflitto viene colpita una persona, che pur con naturali limiti, ha dato una totale disponibilità personale nei momenti di maggior confusione. Cosa si sarebbe potuto fare? Creare spazi e percorsi modulari, coinvolgere il personale di tutti i reparti per anticipare scenari di crisi che, per quanto possibile, richiedono un concorso di persone con competenze differenti. La pandemia richiede un lavoro di squadra, scelte rapide, condivise, ed una comunicazione e formazione continua.

© riproduzione riservata