Asfaltar no es gubernar

Sin da quando ero studente universitario mi urtava un andazzo tutto nostrano: fare analisi, polemiche, dibattiti, scrivere libri per spaccare il pelo in quattro ma senza uno straccio di proposta per rispondere ai problemi. Oppure riproporre il trito e ritrito giusto per dire che anch’io esisto, per ritagliarsi una nicchia fuggente di notorietà. Da noi i problemi e le sfide esistono per camparci sopra non per essere risolti.
Faccio degli esempi. A metà degli anni ’80 fui il primo, sulle pagine di questo settimanale, a parlare di “diaspora” delle zone interne. La questione dello spopolamento, sia a Nuoro che nei territori della provincia, era già evidente. Come era evidente che solo superando i campanilismi ci si sarebbe salvati. Invece no, quasi quarant’anni di convegni e tavole rotonde e quadrate per non sortire proposte pratiche, attuabili, ragionevoli, utili per tutti. Fa davvero pena fare il bilancio della Legge Regionale 7 giugno 1984, n. 28. Tentava di dare risposta a questa iniziale emergenza, sviluppare l’imprenditoria giovanile, creare lavoro produttivo. Il finanziamento pubblico copriva di fatto la totalità delle spese, riducendo a fattore marginale il rischio di impresa. Venne usata per depredare le casse regionali: sono una manciata le aziende nate e sopravvissute. Furono cooperative e società, amici ed amici degli amici, a tradurre impunemente in termini familistici soldi che errano di tutti. O vogliamo parlare delle legge 64 per opere consortili e territoriali? Ogni Comune voleva la sua piscina, il suo galoppatoio, il suo palazzetto dello sport, la sua funivia e il suo improbabile ospedale. Nuoro mise in cantiere i parcheggi di piazza Italia, per ritrovarseli utilizzati a metà; un palazzetto dello sport che diventerà incompiuta.
Il Contratto d’area di Ottana è costato 171.210.365 (milioni di euro) ed ha prodotto pressoché zero. Soldi erogati in conto capitale invece che occupazionale. Gli imprenditori, continentali e stanziali, hanno costruito i capannoni (l’affare per loro era questo, non la produzione), riciclato un po’ di macchinari, pagato chi e se hanno voluto, e poi sono scappati con il malloppo. Chi li ha scelti? Chi li ha chiamati? Chi persegue questo furto?
L’elenco potrebbe continuare tra Patti vari, Contratti, Piani integrati d’aria e non d’area. Insomma, in questi decenni ci siamo giocati un miliardo di euro di sovvenzioni pubbliche. A Nuoro c’erano imprese di notevoli dimensioni ed anche di esperienze: non ci sono più, di talune è stato cancellato anche il ricordo. Va bene protestare ma occorre anche assumersi le proprie responsabilità. Soprattutto bisogna avere una fisionomia, un progetto di cosa vogliono diventare Nuoro e le zone interne. E qui si scontano i limiti della politica, dei sindacati e delle associazioni datoriali. Asfaltar no es gubernar: oggi però manca anche il catrame.