Ascoltatori della Parola per vivere della Parola
di Michele Casula

9 Febbraio 2022

5' di lettura

Il filo conduttore della terza domenica del Tempo ordinario è il mistero della “Parola” come realtà viva, che si trasmette di generazione in generazione, per creare la comunità dei credenti nell’unità. In un tempo di tante parole, spesso vuote e urlate, la liturgia di questa domenica ci mostra la pedagogia di Dio, indicandoci le tappe e il modo con cui accostarci alla Parola. Il primo passo è l’ascolto attento e partecipe; «Ascolta Israele» il richiamo solenne all’ascolto risuona spesso nella Sacra Scrittura. «Tutto il popolo tendeva l’orecchio al libro della legge…. tutto il popolo piangeva, mentre ascoltava le parole della legge» (prima lettura). «Gli occhi di tutti erano fissi su di lui», leggiamo nel Vangelo di oggi. Il secondo atteggiamento è la partecipazione di tutta la persona ad una proclamazione solenne non di parole, ma di una Parola che risuona nella comunità e rivela chi sia la figura di Gesù e illumina il cammino del credente. Il terzo passo è il vivere la parola: «Fa’ che teniamo i nostri occhi fissi su di lui, e oggi si compirà in noi la parola di salvezza» (preghiera di colletta). Gesù, nel testo del Vangelo di Luca ci viene presentato nella sinagoga di Nazareth, suo paese di residenza e dove era cresciuto. È di sabato e gli capita tra le mani il rotolo del profeta Isaia, dove è scritto dell’unzione nello spirito ad annunziare la gioia del Regno di Dio ai poveri. Una gioia che riguarda un intero anno, quello giubilare, durante il quale il tema dominante sarà la liberazione dal peccato e dalle ingiustizie e la riconquistata libertà dei figli di Dio. Gesù, alla fine della lettura del brano commenta con poche parole quello che ha proclamato: «Oggi si è compiuta questa Scrittura». Con chiaro riferimento alla realizzazione delle antiche promesse fatte dai profeti, che vengono portate a compimento dalla sua presenza salvifica e liberatrice. Egli ci invita ad accogliere la sua parola e a metterla in pratica. Questa liberazione riguarda gli oppressi, i poveri, i prigionieri, i ciechi e le altre categorie di persone che sono sotto il gioco dell’oppressione e della mancanza di amore e di misericordia verso di loro. Essere cristiani non è solo un modo di dire, ma un modo di vivere la fede, che si esprime nel come pensiamo, come parliamo, come ci comportiamo, come realizziamo concretamente le stesse parole di Gesù venuto per essere a fianco dei più deboli e degli oppressi. Cosa significa parlare oggi di oppressi, di prigionieri, di ciechi, di poveri? Il brano di Isaia richiama l’anno giubilare, segno di ciò che deve essere la società in ogni tempo, nel quale venivano annullate le differenze sociali, immagine di ciò che deve vivere il credente, non solo occasionalmente, ma sempre. La seconda lettura ci parla di unità: «Ora voi siete corpo di Cristo e, ognuno secondo la propria parte, suemembra» e ci mostra un impegno decisivo per essere comunità «nel corpo non vi sia divisione, ma anzi le varie membra abbiano cura le une delle altre». Chi accoglie Cristo deve abbattere le barriere e le divisioni e, al primo posto, nelle attenzioni della comunità ci sono i poveri, gli oppressi, gli ultimi. La comunità dei credenti in questo deve diventare profetica: mostrare ad un mondo, spesso tristemente diviso, vie nuove, spezzare la logica mondana che porta alla divisione. Il cristiano è un uomo libero che lavora per la libertà di ogni fratello. Finché ci sarà un solo fratello che non ha il pane, un solo uomo che è oppresso e rifiutato, la società non sarà libera veramente. Tra gli oppressi, i prigionieri, i ciechi ci siamo anche noi: dobbiamo permettere che Dio ci liberi dai pesi delle nostre schiavitù, dall’oppressione delle nostre paure e diffidenze, dall’arroganza e dalla superbia che divide e distrugge. Se accogliamo la consolazione che ci viene da Dio attraverso la sua Parola, possiamo a nostra volta consolare con le parole e i sentimenti di Dio che ha cura di ogni sua creatura. Papa Francesco ci dice che «il prendersi cura è una regola d’oro del nostro essere umani e porta con sé salute e speranza (cfr. LS 70). Questa cura dobbiamo rivolgerla anche alla nostra casa comune: alla terra e ad ogni creatura » (Udienza generale, mercoledì 16 settembre 2020). © riproduzione riservata L’immagine: James Tissot, Gesù srotola la scrittura nella sinagoga (1886-1894), Brooklyn Museum, New York

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