Arrivò intanto una donna da Samaria

Ci ritroviamo già nel mezzo del nostro cammino quaresimale, forse iniziamo a sentire la fatica di questo viaggio costellato anche per noi di tante insidie e preoccupazioni: le epidemie che avanzano, i nostri stili di vita stravolti, tanti amici e conoscenti che quest’anno non celebreranno con noi la Santa Pasqua, guerre nel sud del mondo, barriere anti-profughi al nord. Il deserto che avanza su tanti territori e anche deserto dentro di noi, nelle nostre anime. Viandanti del terzo millennio viviamo il nostro esodo e sperimentiamo una grande arsura, proprio come il popolo che camminava nel deserto di Sin al seguito di Mosè. Stesse mormorazioni e ribellioni, chiediamo l’acqua che ci disseti al pozzo dei nostri desideri, anche noi come il popolo che vagava nel deserto abbiamo le nostre Massa e Meriba cioè le nostre prove e contestazioni nei confronti di questo Dio che ci sembra lontano e sordo al nostro grido di aiuto. Come le generazioni dell’esodo, che hanno avuto grandi segni davanti ai loro occhi, anche noi non ricordiamo più gli interventi di Dio nelle nostre vite. San Paolo, però, in questa liturgia domenicale, nella Lettera ai Romani ci ricorda quella «speranza che non delude perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato». Questo amore che è continuamente riversato nei nostri cuori è un amore preveniente che arriva da molto lontano, non si esaurisce nel presente ed è diretto verso orizzonti sconfinati di infinita eternità e misericordia e un giorno ogni deserto fiorirà, sì, fiorirà.
L’amore ci è essenzialmente necessario tanto quanto ci è necessaria l’acqua, elemento essenziale e insostituibile per la nostra vita. Essa è simbolo di gratuità, dono in vista della vita, per questo è anche simbolo essenzialedella rinascita battesimale a cui tutti noi cristiani che siamo rinati nelle acque del battesimo, letteralmente grondanti di questa immersione nei Santissimi nomi del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, siamo continuamente chiamati a rigenerarci in esso.
Il Vangelo di questa domenica ci invita a seguire il percorso di Gesù che dalla Giudea ritorna in Galilea attraverso i territori della Samaria. Dopo tanta strada, quando il sole è al colmo del cielo, Gesù con i suoi discepoli giunge al pozzo di Sicar e sentendosi molto stanco si siede per riposare. Gesù è solo perché i discepoli sono andati in città a fare provviste di cibi. In pieno giorno arriva ad attingere acqua una donna e, quando si avvicina, Gesù inizia un dialogo con lei chiedendole da bere. «Gesù, che chiede da bere, svela poi in realtà la sete della samaritana: una sete di affetto e di amore, che lei esprimeva in maniera piuttosto disordinata,passando da un marito all’altro. Gesù, invece di mortificarla, raccoglie il senso profondo di quel bisogno di amore e le va incontro, facendola sentire accolta e rivelandosi come il salvatore». Quando uno si sente amato, va avanti con speranza e la fede lo aiuta a vivere con più gioia. Come spesso ci dice Papa Francesco, Dio, non smette mai di amarci, neppure quando noi gli voltiamo le spalle. Dio ci ama sempre, chi è convinto di questo, ha trovato una sorgente di acqua viva e un cibo spirituale che non si deteriorano mai. Così anche la nostra Santa Madre Teresa aveva capito molto bene cosa succede nell’anima di chi accoglie senza riserve questo amore di Dio che è acqua viva e zampillante per la vita eterna: «Avviene come in certe piccole sorgenti, che io ho visto sgorgare da terra, dove lo zampillio della rena verso l’alto è continuo … così è lo stato di certe anime che vibrando sempre di amore, pensano di continuo a nuove imprese e non sono capaci di stare in sé, come quell’acqua sembra non riesca a star dentro la terra, ma ne sgorga fuori di getto … Oh, quante volte mi sono ricordata dell’acqua viva di cui parlò il Signore alla samaritana! Quel brano di Vangelo mi è molto caro. E per certo ne ero devota fin da bambina quando, senza ancora capire questo bene come adesso, supplicavo il Signore di darmi quell’acqua, e nella mia stanzetta avevo un quadro che rappresentava il Signore vicino al pozzo con la scritta: Domine, da mihi aquam ».
«Sono una donna samaritana, ho una vita che la maggior parte delle persone definirebbe irregolare… e lui mi ha scelta per annunciare lesue parole».

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