“Approdo”, tempo quasi scaduto

«Questa comunità ha cambiato la nostra vita», parole di una madre, familiare di un paziente che ha terminato il suo percorso nella struttura terapeutica riabilitativa “Approdo” per afferenti psichici che ha sede a Isalle. E proprio nella ex cantoniera diventata una casa accogliente per persone speciali e per gli operatori che le affiancano si è tenuta una conferenza stampa convocata dalla cooperativa sociale Approdi che dal 2012 gestisce la Comunità.
Il tempo sta per scadere, la denuncia di pochi giorni fa (leggi) non ha sortito alcun effetto se è vero che di vertici della Assl nuorese, dell’Ats Sardegna e dall’assessorato regionale alla Sanità non siano giunte che timide rassicurazioni – “Approdi è una risorsa che non può andare perduta” – prive però di un riscontro concreto. Nei fatti la comunità ospita tre pazienti sugli otto posti disponibili e, nonostante il servizio sia richiesto, nessun nuovo ingresso è al momento previsto. Senza lavorare a pieno regime è impossibile dare un futuro ai 15 operatori e anche i tre ospiti verranno dimessi alla fine del mese se non ci saranno risposte adeguate da parte delle istituzioni.
“Il diritto alla cura nella salute mentale in Barbagia non si distrugge, si tutela”, è il grido silenzioso che sale dal verde di Isalle, nella voce pacata ma ferma di Giovanna Murgia, responsabile di comunità, di Manuela Piredda, presidente della cooperativa, della dottoressa Rita Bellu, degli operatori senza stipendio e a rischio licenziamento, dei familiari. «Nessuno è immune da niente» ha detto ancora una dei familiari, è non è pensabile che il disagio psichico possa restare chiuso nelle pareti domestiche o semplicemente ospedalizzato.
«Se qualcuno ritiene che la struttura vada chiusa – ha detto Giovanna Murgia – si prenda la responsabilità di dirlo», il silenzio frustrante della controparte politico-istituzionale rende ancora più penoso e incerto l’incedere dei giorni da qui alla fine di marzo, termine ultimo posto dalla cooperativa per la cessazione del servizio.
Nei giorni scorsi, per iniziativa del consigliere de La Base Gaetano Ledda che ha presentato un’interrogazione, la questione è arrivata in consiglio ma non è ancora stata discussa, questa mattina era presente alla conferenza stampa la neoeletta onorevole Mara Lapia del Movimento 5 Stelle che ha promesso di sostenere l’iniziativa di altre forze politiche chiedendo un intervento da parte della Regione. «Non ci faremo portare via questa struttura – ha detto Lapia -, gli ultimi vanno protetti».
La Legge 180, conosciuta come legge Basaglia, ha ribadito la territorialità della cura – ha ricordato la responsabile clinica di Approdo, Rita Bellu – un principio misconosciuto dal momento che la Barbagia rischia di perdere l’unica struttura ad alta intensità presente nel territorio e con essa il bagaglio di competenze, formazione, esperienza maturato in tutti questi anni (il primo nucleo di pionieri vi opera dal 2006).
«Aiutateci – ha detto con estrema dignità Loredana Manca, una delle assistenti di comunità – noi ci siamo ogni giorno, ce la mettiamo tutta. Le soddisfazioni di questo lavoro ci ripagano di ogni difficoltà, le conquiste dei pazienti sono le nostre, vogliamo portare avanti questo percorso». «Parlare di sofferenza mentale – hanno aggiunto gli operatori – non è parlare di numeri, tetti di spesa vanno a discapito della cura delle persone e del lavoro dei dipendenti».
Intanto, lo slogan scritto oggi su una lavagna nella sala della comunità non rimarrà tale ma si trasformerà nei prossimi giorni in una serie di iniziative che tengano desta l’attenzione su un problema che non si può circoscrivere a 3 pazienti e 15 operatori ma che riguarda un’intera comunità che vuole dirsi civile.

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