Andiamo con gioia al banchetto

“Preparerà il Signore… un banchetto. Egli strapperà… il velo che copriva la faccia di tutti i popoli e la coltre distesa su tutte le nazioni. Perché il Signore ha parlato…”. Lasciamoci scaldare da queste parole profetiche. Non sono un’utopia illusoria. È Parola di Dio. La notte dell’umanità appare densa, ne resteremo indifferenti? Un velo copre l’umanità. Anche noi ne sentiamo il peso. Ma, come credenti, abbiamo il dovere di volgere lo sguardo con determinazione alle promesse del nostro Dio. Avanziamo perciò come chi ha una meta, come chi apre una strada, per tutti. Effondiamo ovunque la luce della fede, quella fiamma che fende il buio dei cuori e del mondo. Viviamo da risorti. È la veste di cui ci riveste il Padre per unirci a sé nel Figlio suo Gesù Cristo.
«Si dirà in quel giorno: Ecco il nostro Dio, in Lui abbiamo sperato, rallegriamoci, esultiamo ».Isaia ci propone una visione escatologica, ma ci ricorda su che cosa si fonda ora la nostra speranza, da dove scaturisce la nostra gioia. Dall’immagine del banchetto destinato a tutti i popoli emerge una prospettiva universalistica, presente anche nel Vangelo, infatti la sala si riempì di commensali. L’immagine che la liturgia oggi ci offre, può ben essere accostata alla realtà della mensa eucaristica che come sempre, attualizza per noi l’evento della salvezza e anticipa le nozze eterne. Siamo invitati, sotto il segno della pura gratuità, a parteciparvi con viva fede, con speranza certa e perfetta carità. Rivestiti dell’abito del Risorto. La parabola a cui Gesù fa ricorso, manifesta l’irriducibile volontà di Dio di coinvolgere l’intera umanità nella sua pienezza di vita, di estendere a tutti, buoni e cattivi, l’invito. Il convito nuziale rivela una nota di intimità, di relazione tra amici. La convivialità stessa crea e rafforza legami. Si entra nello spazio più riservato, si condivide ciò che è essenziale. Si tratta quindi di un invito alla piena comunione.
Ecco per noi l’occasione di vivere nella gioia il nostro essere battezzati, riuniti attorno a Cristo
che anche oggi si offre a noi. Sposo per la sua sposa. Siamo disposti ad affluire verso le nostre Chiese, consci della nostra dimensione sacerdotale e profetica che ci abilita ad essere protagonisti delle nostre celebrazioni? Oppure siamo simili agli invitati della parabola che si scusano con il padrone perché hanno altri impegni a cui attendere e rifiuteremo?
La parola di oggi vuole scuoterci di dosso la tiepidezza e l’abitudinarietà. Vuole suscitare la meraviglia, destare il nostro amore. Quali i motivi per gioire? Lo Sposo si unisce alla Chiesa sua sposa. Sappiamo dunque che la nostra gioia e la nostra speranza sono fondati sulla presenza del Risorto che ci unisce a sé e così ci riveste dell’abito a Dio Padre gradito. Siamo liberi di accogliere la gratuità del suo dono. La salvezza, la pienezza di vita, la comunione con Lui, sono un sogno del Padre per tutti… Sta a noi accoglierlo e farlo nostro. Allora con il volto sgombro da ogni velo potremo testimoniarlo a tutti i fratelli, con un cuore veramente pieno di gioia.

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