Anatomia di un disastro
di Bachisio Porru

7 Febbraio 2022

7' di lettura

C’era un tempo in cui, presentando la relazione sullo stato di salute dell’economia della provincia di Nuoro, il presidente del Banco di Sardegna chiedeva direttamente al sindaco e al presidente della Provincia quanto quelle istituzioni contribuivano alla crescita dell’università come fattore di potenziamento della Provincia stessa, poiché, sottolineava, senza il sistema di formazione adeguato che si crea intorno all’università non si può sperare in alcuno sviluppo. E citava il ruolo che in piccole città come Siena, Parma e Pavia avevano avuto le loro università nello sviluppo di quei territori. Quel presidente se lo poteva permettere. Era Antonio Sassu e insieme a Gerolamo Sotgiu, alla guida della facoltà di Scienze politiche dell’università di Cagliari avevano attivato i primi corsi universitari in Città, favorito la promozione del Consorzio Universitario, allora unico in Sardegna. Veniva così sancita la prima articolazione degli studi universitari fuori dalla cinta muraria di Cagliari e di Sassari. Eravamo nel 2002. Il Consorzio Universitario era nato nel 1989 e, dopo 13 anni, Comune e Provincia di Nuoro, pur proclamando come strategica la crescita dell’università, continuavano a erogare al Consorzio 25.000 euro annui. E sino al suo scioglimento. Al neonato MAN venivano erogati, lodevolmente e senza alcun proclama strategico, 600.000 euro l’anno. Il Testo unico degli enti locali Quanto è avvenuto dopo non è andato nella direzione di un maggior impegno di Comune e Provincia nel progetto di Università. Anzi, con una discutibile interpretazione del Testo Unico degli Enti Locali, nel 2008, la Provincia promuove lo scioglimento del Consorzio Universitario stesso, con l’argomentazione della “prioritaria salvaguardia del Consorzio per la Pubblica lettura S. Satta”. I nostri amministratori provinciali volevano evidentemente essere i primi della classe nella interpretazione di un articolo della finanziaria del 2008 che avrebbe imposto agli enti locali di aderire ad un’unica forma associativa consortile. Procedura avviata in Sardegna solo dalla Provincia di Nuoro. Quella di Oristano si è ben guardata da avviare il superamento del Consorzio Universitario che ancor oggi è vivo e vegeto e nella totale disponibilità degli enti locali di quel territorio. Lo stesso Dipartimento della Funzione Pubblica successivamente ebbe a precisare che il vincolo della appartenenza a un solo Consorzio doveva applicarsi unicamente ai consorzi e alle forme associative promosse o disposte dalle regioni sulla base delle previsioni dettate dal Testo unico degli EELL. Nel caso della Sardegna non è intervenuta alcuna legge regionale che vietasse l’adesione a più consorzi. Ciò nonostante, i nostri imperterriti amministratori-primi-della-classe, hanno deliberato di dar vita a una Fondazione per la Promozione degli Studi, sottoscrivendone un atto costitutivo, insieme al Comune nel 2015, e chiedendo al contempo alla RAS l’iscrizione al registro regionale delle persone giuridiche. La Regione Sardegna nel febbraio del 2016 rigetta tale richiesta. Rigetto che convince il Comune di Nuoro a recedere dalla Fondazione per riaffermare la propria adesione al Consorzio Universitario. In quell’anno 2016 si celebrò il Referendum Costituzionale che confermava la vigenza della Provincia quale ente costitutivo della Repubblica. Evento che precludeva alla Regione Sardegna di subentrare nella successione in quota del 50% del ConsorzioUniversitario. Ma la vicenda non si è conclusa lì. Anzi, i colpi di scena sono stati ancora tanti. Nel mentre la regia delle operazioni si era spostata da Nuoro a Cagliari. Si ricordi che la prima proposta di superamento del Consorzio Universitario fu fatta per “salvaguardare il Consorzio S. Satta”. La Legge Regionale 40 Ebbene nel 2018 viene promulgata una legge Regionale, la n. 40, che prevede l’istituzione di una “Fondazione per la pubblica lettura Sebastiano Satta” da costituirsi tra Comune, Provincia e Regione. Viene così deciso a Cagliari come deve amministrarsi il Comune di Nuoro che ha organismi eletti democraticamente e passi per la Provincia commissariata con la stessa persona ab aeterno dalla Regione. Se arriviamo al 2021 poi la Regione di leggi ne adotta ben due e riguardano il Consorzio Sebastiano Satta e il Consorzio Universitario. Essa, dopo l’individuazione da parte della giunta regionale dei beni da trasferire, procederebbe alla costituzione di una Fondazione per la pubblica lettura Sebastiano Satta e di una Fondazione per gli Studi Universitari con socio fondatore la Regione stessa. Per fortuna che l’Ente Regione dovrebbe essere l’Ente locale maggiore che detta linee di programmazione, di indirizzo al sistema degli enti locali minori, in leale collaborazione con essi… Assistiamo a una bardana al rovescio: con i moderni strumenti della legislazione la Capitale delle zone interne viene fatta prigioniera e asservita al volere della giunta regionale che trasforma i suoi enti culturali in Fondazioni, facilmente governabili attraverso persone fedeli al Pater Familias cagliaritano di turno. Tutto ciò, infatti, vale solo per Nuoro. Altri territori forse ringraziano… Dalla epidemia di fondazioni non si salverebbe neppure il MAN. È notizia della scorsa settimana: anch’esso dovrebbe trasformarsi in Fondazione. La legge finanziaria regionale che ha normalizzato con le Fondazioni la Capitale delle zone interne, con un emendamento passato senza alcuna discussione nel Consiglio regionale, viene contestata non solo dal Comune di Nuoro che promuove una forte azione legale denunciando la violazione di competenze sancite dalla Costituzione e dallo Statuto della Sardegna, ma anche dall’ANCI Sardegna e dal Consiglio delle Autonomie Locali. Anche esse sottolineano come l’iniziativa della Regione abbia sottratto a un Comune l’esercizio delle proprie funzioni. Una città in guerra Da quasi 20 anni invece di occuparci dei contenuti, corsi e offerta universitaria, modalità di promozione del libro e della lettura, la Città è travagliata da una guerra fratricida che ha fatto del nostro territorio la Cenerentola dell’Isola. Altro che Atene. I veleni e le contrapposizioni sembrano avvicinarci di più a Sparta. Coloro che giustificano, avendola orientata, l’azione autoritativa della Regione, parlano di un movimento che starebbe portando Nuoro al centro di chissà quali rinnovati processi di sviluppo ad alto contenuto tecnologico. Senza vedere che il territorio è diventato da tempo, anche per la cecità di un mediocre ceto politico, la Vandea di ogni faccendiere. A partire dal disastro della reindustrializzazione compendiato nel Contratto d’Area, con la distruzione del terzo polo sanitario regionale e con la profonda crisi del sistema educativo di cui l’Università a Nuoro è effetto e causa da oltre 15 anni. C’è stato un tempo, in antichità, in cui un astronomo, passeggiando in un territorio e osservando con molto trasporto le stelle, pur senza telescopio, non riuscì ad evitare, suo malgrado, di cadere in un profondo pozzo. Il tempo a venire dirà se ci aspetta un nuovo rinascimento o una prolungata decadenza. © riproduzione riservata

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