«Non rincorriamo bassi istinti e ignoranza»

Ha fatto discutere il videomessaggio che Luigi Amicone, giornalista lombardo, consigliere comunale di Forza Italia a Milano, arrivato nella sua casa in Sardegna il 6 marzo, indirizzato al presidente della Regione dopo le dichiarazioni di Christian Solinas sullo sbarco in Sardegna di centinaia di lombardi prima della chiusura di porti e aeroporti in seguito all’emergenza. Pur essendo «della tua parte politica, il centrodestra», Amicone nella parole del governatore ha intravisto una «una sorta di durezza propagandistica… apparente ostilità verso chi viene dalla Lombardia..». Il videomessaggio, rilanciato anche dalla pagina Facebook de L’Ortobene, è stato pubblicato ed + visibile sul sito Tempi. it (https://www.tempi.it/videogallery/coronavirus-appello-di-amicone-al-governatore-sardo-solinas/?fbclid=IwAR259RHhgEz8DjDKNCVyBxrDaBXcVqhNmq8llCN3WoYePuvJwUJt1XWU2u8).

In questo intervento, accogliendo l’invito e L’Ortobene, chiarisce ulteriormente la sua posizione.

 

«E stranamente lo straniero disse: io sono con te». Lo straniero sarebbe il sottoscritto rispetto al giornale che mi ospita. Ma stranamente questo verso di Rilke mi viene in mente giusto ora che sto rispondendo al grazioso invito del direttore Michele Tatti di raccontare a L’Ortobene un pezzettino di vita mia. Cioè quella di un giornalista lombardo in Sardegna, dopo che un video nel quale ho voluto interloquire amichevolmente col presidente Christian Solinas è stato variamente interpretato. Vuoi per quello che è, senza un “boh””di meno (mi pare che così si dice, come intercalare perplesso in Sardegna) e senza un “boh” in più. Vuoi malevolmente, per via di quel narcisismo che induce a usare Facebook (io no, sono all’antica, velluto nero e niente Face Book) non importa se rispettando i dati di realtà invece che un proprio stato d’animo. Direbbe la Bibbia, poiché la bocca parla dell’abbondanza (o della miseria) di un cuore. E così, mi è parso uno strepitoso scherzo del destino che un giornalista sardo doc come Michele (e per di più, barbaricino, luogo che nel mio personale immaginario è sacro perché mi pare uno degli ultimi avamposti, nel bene e nel male, dell’uomo sano – eccetto forse uno stereotipo ospite della Berlinguer – non fatto di panna montata televisiva) mi invitasse alla tavola del suo giornale. E allora dico subito che sono arrivato in Sardegna non per fuggire, ma per dare una mano che può e deve dare alla collettività: 1) una persona che ha innanzitutto un grosso problema polmonare (e non stiamo a dettagliare non tanto per la privacy ma per non farmi l’autodafé) e non vorrebbe quindi affibbiare  a sé e agli altri un ulteriore problema (che poi con tutta l’urgenza di bare che c’è in Lombardia, cerchiamo di evitare la mia); 2)una persona che non vuole essere un ulteriore problema a una figlia che appena laureata in infermeria è stata immediatamente catapultata al fronte, in un ospedale – come sono ormai quasi tutti gli ospedali lombardi – dove non ci sono più reparti, ma c’è un unico immenso Lazzaretto: meglio lasciar libera la camera dei genitori e sperare in Dio, che non si infetti lei e non si infettino gli altri fratelli; 3) una persona che pur essendo abruzzese e pugliese di padre e madre, nato però a Milano nell’anno 1956, al tempo della ricostruzione, dopo guerra e baby boom, è infine stato trascinato da una moglie – per giunta valtellinese – a  scegliere la Sardegna come patria d’adozione. Al punto che il sesto figlio è sardo neanche di adozione, giacché è nato a Olbia “come una cozza”. E volevi che non si chiamasse Giovanni? Infatti, si chiama Giovanni…

Non scrivo queste cose per scusarmi con chicchessia (ricordate che sono orgoglioso come voi, sia pur diversamente barbaricino) o ingraziarmi coloro che ci hanno considerato stranieri usurpatori e minaccianti la salute dei sardi. Come sembrava che volessero certi toni sbagliati che sentii nel Givernatore, soprattutto in certi esponenti di LeU e addirittura dal sindaco presidente di Anci Sardegna. Mi pare che a tutti loro ha dato una bellissima lezione prima di tutto Bastianu Compostu, leader del partito indipendentista sardo fondato proprio a Nuoro oramai son quasi trent’anni orsono. E in secondo luogo, sta dando una lezione definitiva a tutti la realtà dei fatti di una infezione che non risparmia nessun paese del mondo, neanche gli sperduti atolli dell’Oceania. Figuriamoci l’antica Sandalion. Dunque lasciamoci alle spalle polemichette che però rivelano debolezze della politica. Quando per superficialità, dabbenaggine, paura, si mette a rincorrere bassi istinti e ignoranza. Come quelli che finalmente vedo fieramente combattuti da organi di informazione e social che, sulle prime, pensando forse di vendere qualche copia in più e invece infettando di veleno la gente, si erano messi a violare la privacy delle vittime, pubblicando nomi, indirizzi e frequentazioni di ammalati di coronavirus.

Ci vuole tanto a capire che la malattia non è una colpa? Dopo di che sono stato il primo a sostenere la necessità di obbedire alle severe e indispensabili ordinanze del governo italiano e di quello regionale. Sono il primo che è persuaso che specialmente in queste circostanze bisogna obbedire e basta alle autorità. Sto finendo la quarantena e voglio dirvi che vi voglio bene. Lo dico in particolare agli amici che ho a Nuoro e che mi hanno fatto sentire la loro vicinanza. Dei tanti, uno in particolare, che ci ha fatto Messa in Facebook – altra lodevole iniziativa de L’Ortobene – nel giorno di San Giuseppe, festa del patrono della parrocchia che guida. Don Francesco Mariani di cui anni fa fui ospite con mia moglie per un paio di giorni. La sua piccola e normalissima casa a Nuoro la ricordo come una cattedrale dell’umanità resa più umana da Cristo. Il suo appartamento dove ospitava un fratello sacerdote disabile. I locali di “Casa Santa Lucia” che ospitavano me e mia moglie e che solitamente accoglievano i parenti di ammalati ricoverati a Nuoro. E per completare il trittico della strana “trinità”, due donne dedicate totalmente e laicamente a Gesù, cioè continuando a svolgere il proprio lavoro di operatrici sanitarie.

Ci aspettano giorni inimmaginabili. Guardate la Lombardia e capite. Ma non spaventiamoci. Non facciamoci irretire dagli umori malvagi. E viviamo con granitica generosità barbaricina e fede in Cristo. Che la Madonna ci protegga tutti, amici de L’Ortobene.

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