Amianto, sì alla commissione d’inchiesta

Via libera oggi dal Consiglio regionale sardo, all’unanimità, all’ordine del giorno che recepisce la mozione del centrodestra, a prima firma del capogruppo di Forza Italia Pietro Pittalis, per chiedere l’istituzione di una commissione d’inchiesta consiliare sulla presenza dell’amianto in Sardegna, e sulle conseguenze e ripercussioni sulla salute dei lavoratori entrati a contatto con il minerale. «C’è necessità che in Sardegna si conosca l’entità di inquinamento da amianto e la politica una volta tanto deve precedere il lavoro della magistratura – sottolinea Pittalis -. La commissione servirà per dare un supporto ulteriore di conoscenza e verifica su questo fenomeno». È necessario per il capogruppo azzurro, «verificare le effettive disponibilità tecniche nelle dotazioni organiche delle strutture pubbliche del sistema amministrativo e sanitario regionale preposte alle attività ispettive, per un efficace monitoraggio dell’amianto ancora presente nell’isola e del suo conseguente smaltimento, e della presenza di sostanze chimiche inquinanti per le quali si rende necessaria una adeguata bonifica». (Api/ Dire) 

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La commissione d’inchiesta può contribuire a far luce soprattutto sul caso Ottana, sia sulle bonifiche nella zona industriale ex Enichem sia sulla vertenza condotta dall’Associazione esposti amianto (Aiea), Anmil e Cgil per il riconoscimento delle malattie professionali, compresi i risarcimenti alle vedove degli operai morti di tumore, la concessione dei benefici pensionistici agli ex lavoratori perché l’Inail non riconosce l’esposizione all’amianto. Problemi sul tappeto da due anni (con un’inchiesta della magistratura nuorese e il coinvolgimento anche delle istituzioni nazionali a partire dalla presidente della Camera Laura Bordini e della commissione d’inchiesta parlamentare sugli infortuni sul lavoro), che ha visto in particolare nel Nuorese l’impegno della consigliera regionale Daniela Forma di cui pubblichiamo l’intervento di oggi in aula per gli elementi di conoscenza che contiene.

Daniela Forma (Pd)

Ringrazio i colleghi che hanno fatto richiesta di istituzione di una apposita Commissione d’inchiesta su un tema che ritengo meritevole dell’attenzione di quest’Aula e che riguarda le problematiche ambientali, sanitarie e di lavoro legate alla presenza della fibra killer, dell’amianto, in particolare sul posto di lavoro.
Con particolare attenzione ad alcune vicende che hanno purtroppo interessato in negativo tanti lavoratori sardi, in particolare i lavoratori del polo industriale chimico di Ottana, i lavoratori della Montefibre Spa, di Enichem, a cui per decenni è stato negato il riconoscimento delle tutele per le esposizioni ultradecennali all’amianto, quelle previste dalla legge n. 257 del 1992. In merito vorrei anche ricordare il lavoro che è stato fatto dai nostri parlamentari sardi durante i lavori sulla Legge di Stabilità Nazionale del 2017.

I colleghi hanno anche individuato una delle ragioni per la quale tanti diritti sono stati negati ai lavoratori sardi rispetto ai lavoratori di altre regioni italiane che hanno prestato la loro opera in ambienti di lavoro pressoché similari. Ed hanno chiamato in causa il lavoro di accertamento del rischio fatto dall’INAIL in Sardegna e quella famigerata relazione Contarp che non ha consentito il rilascio della certificazione di esposizione all’amianto che avrebbe consentito ai lavoratori che ho richiamato l’accesso ai diritti loro spettanti, consentendo anche loro di evitare una lunga battaglia che ha reso ancora più amaro il dolore di tanti lavoratori colpiti da patologie asbesto-correlate e dei loro familiari.

Lo scorso fine settimana si è tenuta in Piemonte, a Casale Monferrato, la terza Conferenza nazionale dell’amianto dove è proprio emersa la necessità di uniformare a livello nazionale le misure ambientali, sanitarie e di lavoro laddove vi sia acclarata presenza di amianto.
Grande è infatti l’attesa per l’approvazione del Piano Nazionale dell’Amianto e anche di un riordino organico di tutta la normativa nazionale e regionale in materia.
E bene peraltro ha fatto in quella occasione la nostra assessora all’Ambiente, Donatella Spano, che ha richiamato l’attenzione del Governo nazionale su alcune realtà in Sardegna come quelle di Ottana e di Oristano, che hanno la necessità di finanziamenti specifici, ad hoc, ai fini delle bonifiche, nonostante non rientrino per il momento nell’elenco dei SIN, dei Siti di Interesse Nazionale.
E allora noi chiediamo le bonifiche in queste aree: se non si riesce ad inserire Ottana e Oristano nell’elenco dei SIN, si lavori per ottenere finanziamenti nazionali ed europei ad hoc, ma nel frattempo però non si abbassi la guardia e non si abbandoni quella strada.

Parlavo di necessità di uniformità dei provvedimenti… Per quanto riguarda la sorveglianza sanitaria degli ex esposti qui in Sardegna abbiamo fatto tanto negli ultimi anni, abbiamo fatto tanto anche in questa legislatura, e tanto ancora dobbiamo fare perché non si può su queste tematiche così sensibili abbassare la guardia. Io ricordo la legge regionale n. 22 del 2005, che ha previsto che l’amministrazione regionale si faccia carico delle spese necessarie per sottoporre gli ex esposti alla sorveglianza sanitaria per la prevenzione delle patologie connesse; peraltro nel 2010 è stato approvato il protocollo di sorveglianza sanitaria, ed era molto forte e sentita da noi l’urgenza di aggiornare tale piano e di rendere la sua applicazione uniforme su tutto il territorio regionale, cosa che è stata fatta grazie all’avvio dei lavori del Tavolo Tecnico dell’amianto e all’approvazione del nuovo piano di sorveglianza sanitaria da parte della Giunta Regionale nel giugno del 2017.
La scorsa settimana ho avuto modo di fare un po’ il punto con i tecnici dell’Assessorato della Sanità, anche perché mi pervenivano lamentele di lavoratori che si presentavano agli Spresal sperando di poter beneficiare degli esami inseriti nel nuovo piano di sorveglianza e invece non riuscivano ad avere quelle specifiche visite. E quindi ho rilevato come per rendere pienamente operativo il nuovo protocollo di sorveglianza sanitaria manchi ancora la terza linea di indirizzo che contiene aspetti organizzativi. L’auspicio è quindi che in queste settimane si chiuda anche il lavoro su questo punto di modo che gli ex esposti possano accedere anche ai nuovi esami previsti dal nuovo piano di sorveglianza sanitaria: risulta infatti fondamentale la tempestività nell’inizio delle terapie laddove si rilevi l’insorgenza di patologie asbesto-correlate.
Concludendo, sono pienamente convinta che dobbiamo continuare ad attenzionare queste tematiche e quindi anticipo il mio voto favorevole all’istituzione della Commissione d’inchiesta sull’amianto.

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Pietro Pittalis,capogruppo Forza Italia, primo firmatario

LA MOZIONE APPROVATA

CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA
XV LEGISLATURA

COMMISSIONE DI INCHIESTA N. 5

RICHIESTA DI ISTITUZIONE DI UNA COMMISSIONE D’INCHIESTA SULLA PRESENZA DELL’AMIANTO IN SARDEGNA – CONSEGUENZE E RIPERCUSSIONI SULLA SALUTE DEI LAVORATORI
(ai sensi dell’art. 125 del Regolamento del Consiglio regionale)

Presentata il 9 maggio 2017

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RICHIESTA DI ISTITUZIONE DI COMMISSIONE
DI INCHIESTA CONSILIARE

Si richiede, ai sensi dell’articolo 125 del Regolamento interno del Consiglio, l’istituzione di una Commissione d’inchiesta sulla presenza dell’amianto in Sardegna – conseguenze e ripercussioni sulla salute dei lavoratori.

premesso che:

  1. è stata ampiamente dimostrata la pericolosità dell’asbesto per gli esseri umani; la medesima pericolosità che ha convinto il legislatore italiano, e di altri paesi, a predisporre strumenti normativi che tutelassero i cittadini ed, in primis, i lavoratori, cioè, coloro i quali, in misura maggiore, hanno subito e subiscono, a distanza di anni dalla dismissione dell’amianto dai luoghi di lavoro, gli effetti mortali di questo materiale;

  2. occorre verificare le motivazioni per le quali i lavoratori sardi sono stati esclusi dai benefici della legge n. 257 del 1992 mentre quelli di Porto Marghera, Brindisi e Ravenna ne hanno beneficiato ed, inoltre, perché non hanno mai avuto accesso alla tutela sanitaria attiva degli ex esposti all’amianto sebbene in Sardegna la legge regionale n. 22 del 2005 ha istituito il registro ed affidato tutto allo SPRESAL;

  3. va definito con quali procedure e con quali riscontri, la Commissione di accertamento rischio lavorativo (CONTARP), dell’INAIL, ha accertato che in Sardegna l’amianto è stato utilizzato in quantità esigua;

  4. occorre verificare l’entità di inquinamento da trielina, accertato dall’ARPAS a seguito dei piani di bonifica eseguiti dalle ASL ad Ottana ed Assemini; i lavoratori, infatti, oltre all’amianto, utilizzavano sostanze cancerogene quali: trielina, metilacetamide, benzene, paraxilene, radiazioni ionizzanti, acido tereftalico; ad Ottana sono stati accertati tre casi di mesotelioma pleurico, tumore rarissimo, sentinella della presenza di amianto nel posto di lavoro; solo ad Ottana sono deceduti centinaia di lavoratori a causa di tumore polmonare, carcinoma alla laringe, carcinoma al colon ed epatico, con casi di linfoma causati dalla trielina,

  5. è necessario verificare, inoltre, le effettive disponibilità tecniche nelle dotazioni organiche delle strutture pubbliche del sistema amministrativo e sanitario regionale preposte alle attività ispettive per un efficace monitoraggio dell’amianto ancora presente in Sardegna e del suo conseguente smaltimento, e della presenza di sostanze chimiche inquinanti per le quali si rende necessaria una adeguata bonifica,

si chiede l’istituzione di una Commissione di inchiesta consiliare ai sensi e per gli effetti dell’articolo 125 del Regolamento.

f.to Pittalis, Rubiu, Carta,
Dedoni, Cappellacci, Cherchi Oscar,
Fasolino, Locci, Peru, Randazzo,
Tedde, Tocco, Tunis, Zedda Alessandra,
Marras, Oppi, Pinna Giuseppino, Orrù,
Solinas Christian, Cossa, Crisponi, Satta, Truzzu