Allarme Lingua Blu, si teme una nuova emergenza

Con il caldo primaverile anticipato che ha favorito una precoce comparsa delle zanzare, torna l’incubo la Bloue Tongue. febbre catarrale dei piccoli ruminanti di cui l’insetto è vettore del virus, con conseguenze gravi e dirette – come segnala Coldiretti – anche per la movimentazione dei bovini e il conseguente blocco delle macellazioni dei vitelli da ingrasso.

L’allarme è scattato in questi giorni in Gallura con i sentiamo inconfondibili della Lingua Blu che devono essere confermati dall’Istituto zooprofilattico di Teramo, referente nazionale. Il timore è legato al Tipo di sierotipo visto che lo scorso anno si è vaccinato contro i  BTV1 e BTV4 ma lo scorso ottobre a Teulada è comparso il BTV3 presumibilmente – hanno spiegato gli esperti – arrivato dal Nord-Africa tramite insetti (Culicoides) infetti da BTV3, trasportati dal vento fino alla Sardegna sud-occidentale. Per questo sierotipo ancora non esiste un vaccino. In attesa del referto ufficiali sono scattate le misure di prevenzione. «Un iter burocratico come sempre lungo e lento pagato dagli allevatori che intanto si devono tenere i vitelli in allevamento con una doppia perdita: quella dei mancati incassi dalla vendita e quella di continuare ad alimentarli ed accudirli», segnala la Coldiretti parlando di  «emergenza che si reitera, diventando ormai un costo troppo alto per le aziende costrette, per avere il via libera alle vendite in queste condizioni di attesa, a ricorrere all’esame PCR (analisi del sangue indicatore generale di un’infiammazione). Un iter gravoso ed esoso visto che costa 28 euro a capo, un prezzo troppo alto per poter essere affrontato dall’allevatore».

La Bloue Tongue, quindi continua ad essere «una palla al piede» per un settore come quella’ dell’allevamento bovino da carne dato, tra tante brutte notizie, in netta ripresa che, «grazie ad allevatori lungimiranti e preparati», si sta ritagliando prezzi interessanti nel mercato (tra gli altri c’è anche il progetto di Coldiretti con la filiera del bovino al sud) distinguendo e portando a casa premi importanti da tutte le migliori mostre del settore. La stessa Coldiretti da tempo ha chiesto alla Regione per abbattere i costi dell’esame della PCR e l’istituzione di protocolli che agevolino lo spostamento dei bovini tra la Sardegna e le Regioni di arrivo del bestiame. «Questa situazione è insostenibile – sottolinea il presidente di Coldiretti Sardegna Battista Cualbue sta incidendo nei bilanci degli allevatori oltre che nell’organizzazione stessa dell’azienda visto che ormai non si hanno certezze. Nel caso concreto sollecitiamo per il reperimento dei vaccini per il sierotipo 3 che ancora mancano per sbloccare la movimentazione dei bovini nel centro sud Sardegna ma allo stesso tempo occorre ridurre i tempi delle analisi (per la Gallura) che potrebbero essere fatte direttamente in Sardegna senza passare per Teramo». Il direttore di Coldiretti Nord Sardegna Ermanno Mazzetti da parte sua ribadisce la proposta di modifica del dispositivo del ministero della Salute «in modo che il costo della PCR sia a carico del servizio sanitario e non più dell’allevatore».

Oltre le conseguenze indirette, la febbre catarrale ha anche un costo diretto: lo scorso novembre la Giunta regionale ha annunciato la liquidazione degli indennizzi per il 2017 (50 euro per pecora morta e 3 euro a capo allevato): 4 milioni e 700 mila euro per oltre 800 mila animali colpiti di cui oltre 34 mila morti. Intanto, nonostante l’allarme, «grazie al lavoro del Servizio veterinario» è stata garantita la partecipazione degli allevatori sardi alle fiere di Bastia Umbra e confermata per il 13 e il 14 aprile la Fiera Zootecnica ed Agro Alimentare di Ozieri che prevede la Mostra Regionale dei Bovini delle Razze Charolaise e Limousine, l’esposizione di ovini, caprini ed equini, la Rassegna agro alimentare, la Mostra regionale dei formaggi “Casu 2019”, l’esposizione di macchine ed attrezzature agricole e la sfilata degli stalloni dell’Agenzia Agris-Dipartimento del cavallo.