Alla scoperta dello Zonchello con il Fai

Sono passati venticinque anni dalla prima edizione delle giornate Fai (Fondo ambiente italiano) nate per valorizzare e far conoscere i beni architettonici e artistici sparsi per il territorio italiano, spesso sconosciuti anche a coloro che vivono a due passi dagli stessi.
Giulia Maria Crespi, la donna alla quale si deve l’idea originaria e l’impegno per realizzarla anche mobilitando un numero sempre più grande di sostenitori e volontari, è oggi una novantenne ancora dinamica e piena di vitalità. Era presente anche lei a Nuoro quando si costituì, nel 2012, la delegazione nuorese.
L’attuale presidente della stessa, Ignazia Macis, spiega che quest’anno il Fai ha scelto di attirare l’attenzione dei cittadini sul complesso dello Zonchello, che era in origine un “ospedale sanatoriale”. La tubercolosi colpiva pesantemente il territorio della provincia – ma di tutta l’Isola in realtà – e la struttura nacque proprio per offrire cure adeguate alla malattia.
La Croce Rossa lo volle fortemente, l’architetto Ghino Venturi lo progettò. L’inaugurazione si ebbe nel 1939, con la partecipazione del principe Umberto accompagnato dalla consorte Maria Josè. Nel suo genere era uno dei più importanti a livello nazionale. Bisogna ricordare che l’infezione da bacillo tubercolare era in passato un fatto drammatico, gli antibiotici curano oggi la malattia con relativa facilità e in fretta, ma nel primo cinquantennio del Novecento essa conduceva spesso alla morte del paziente. Si aggiunga il fatto che le famiglie si vergognavano e cercavano di nascondere, allora, il fatto che un familiare fosse colpito da quel male, ritardando così l’inizio delle cure.
Esse erano basate allora sulla massima igiene, l’alimentazione sana ed equilibrata, l’esposizione al sole e all’aria aperta. Tutti questi aspetti furono curati nella realizzazione dello Zonchello nel quale i vari padiglioni erano, e sono, ricchi di finestre, esposti al sole e alla luce quanto più possibile, e ancora, punto cruciale, circondati da un parco verde molto esteso, lì sul fianco del colle di Ugolio.
Sabato 25 marzo a partire dalle ore 16.30 avranno inizio le visite, riservate in quella prima giornata agli iscritti al Fai, o a chi voglia iscriversi sul posto. Faranno da guida persone preparate, in grado di spiegare e raccontare come il complesso arrivò a offrire 400 posti letto; che il riscaldamento era assicurato – fatto raro allora – da una rete di termosifoni; che era fornito di sistemi per pulire, lavare, asciugare “automatici”. E ancora, che il parco era ricco di piante ed essenze vegetali molte delle quali aventi proprietà curative; che si restava, e si resta colpiti dall’altezza degli eucaliptus e dei pini, che si levano per decine di metri. Oggi non più, ma prima si vedevano là andare in giro dei mufloni e dei cervi.
Gli edifici si estendono per una superficie che va oltre i diecimila metri quadri e il verde si estende per quasi otto ettari.
Le visite della domenica 26 marzo, aperte a tutti, avranno inizio alle 10 per chiudersi alle 13 e continueranno nel pomeriggio dalle 15 fino alle 18. Importante la partecipazione degli studenti che, previa preparazione faranno da guide/ciceroni ai gruppi dei visitatori. Praticamente tutti gli istituti superiori della città sono coinvolti. «In questo modo – spiega Ignazia Macis – coinvolgendo i giovani, si affida anche a loro la responsabilità di questa ricchezza, perché la conservino e la custodiscano per il futuro».
L’iniziativa è sostenuta anche dall’Ats Sardegna (l’Azienda per la tutela della salute), dall’Università di Nuoro e da Forestas (agenzia forestale regionale).

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