Alfabetizzazione motore di sviluppo

Scelgo come titolo della mia riflessione la solennità del pensiero pronunciato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione della giornata internazionale dell’Alfabetizzazione indetta dall’Unesco lo scorso 8 settembre, parole che hanno un peso tanto più se espresse in un tempo in cui avere la giusta consapevolezza di quanto accade intorno a noi in un contesto pandemico planetario è più che mai necessario.
Informarsi oggi è dovere di ciascun cittadino, oserei dire al pari dell’uso della mascherina e del lavaggio frequente delle mani, ma avere gli strumenti cognitivi per saper distinguere le informazioni corrette da quelle fallaci, comportandosi quotidianamente di conseguenza è ben altra cosa e può essere la strategia vincente per combattere adeguatamente l’emergenza sanitaria in corso che viceversa può condurci a una catastrofe.
Il tema è: quanti cittadini alfabetizzati “padroneggiano l’arma” della conoscenza per potersi oggi difendere dalle bugie che possono indurci a porre in essere comportamenti scorretti?
«La pandemia ha allargato in molti contesti il divario sociale e digitale – dice Mattarella – rimarcando le difficoltà dei più vulnerabili. Il tema del divario non riguarda soltanto la scuola, né soltanto i giovani. L’alfabetizzazione è una sfida che impegna le diverse comunità nei confronti di tutte le generazioni. Non c’è pienezza nelle libertà e nell’esercizio dei diritti senza la capacità di leggere, di scrivere e di fare calcoli alle quali si aggiunge oggi l’accesso alla comunicazione digitale che, laddove è impraticabile accentua ulteriormente gli squilibri legati alle conoscenze e alle condizioni economiche territoriali».

La diffusione dell’analfabetismo

Sono i dati sulla diffusione dell’analfabetismo ad allarmarci e a raccontare un’Italia in cui il 28% della popolazione tra i 16 e i 65 anni è da considerarsi analfabeta funzionale, condizione latente e pervasiva nella nostra società contemporanea, già denunciata oltre un decennio fa dal linguista Tullio De Mauro e accentuata oggi dal mancato accesso alle informazioni diffuse in modalità digitale, da parte di una grossa fetta di popolazione; condizione disagevole che prescinde dai titoli di studio e che, nel caso della popolazione italiana sia adulta che più giovane – il così detto analfabetismo di ritorno –, impatta in maniera significativa sulle scelte importanti della propria vita; la Sardegna è sopra la media nazionale per numero di analfabeti: i 19.903 censiti valgono l’1,2 per cento della popolazione, contro il 1,06 di media nazionale. Anticamera dell’analfabetismo funzionale, che in Italia raggiunge una percentuale addirittura quasi doppia rispetto alla media europea del 15 per cento, è il fenomeno della dispersione scolastica con il quale la Sardegna e la Provincia di Nuoro in particolare, convivono quasi endemicamente: protagonisti i nostri ex studenti collocati agli ultimi posti del continente europeo e ai margini di una società che senza scolarizzazione dà loro sempre meno possibilità di riscatto.
Quanto può essere grave in un contesto sanitario precario come quello in cui viviamo, che tanti cittadini, “dispersi” prima e analfabeti poi, o semplicemente analfabeti funzionali del presente, non siano adeguatamente in grado di informarsi su quanto sta accadendo potendo quanto più è possibile distinguere le informazioni credibili per comportarsi in modo tale da compiere azioni che non compromettano lo stato di salute proprio e altrui?

Il rischio infodemia

Il 2 febbraio del 2020 quando ancora in Italia pensavamo che il coronavirus fosse un problema soltanto dei cinesi, l’Organizzazione Mondiale della Sanità pubblicò un articolo in cui si preannunciava il forte rischio che l’eccesso di informazioni sulla diffusione e le caratteristiche del nuovo virus, avrebbe potuto creare, generando significativi ostacoli all’efficacia delle azioni che i singoli governi avrebbero intrapreso per controllare la diffusione di quella che allora era solo una epidemia.
Per la prima volta l’Oms usava il termine Infodemic (parola che più tardi in Italia avremo tradotto con “Infodemia”), formata da information + epidemic, definita come «abbondanza di informazioni, alcune accurate e altre no, che rendono difficile per le persone comuni e non sufficientemente alfabetizzate trovare fonti affidabili quando ne hanno bisogno ».
Una infodemia è quindi una metaforica “epidemia di informazioni” tra vere, false e fuorvianti che si propagano con/come il diffondersi di una malattia infettiva e che in una popolazione non alfabetizzata e insufficientemente preparata a saper distinguere da quale fonti attingere la consapevolezza di un fenomeno, genera disinformazione ostacolando qualunque politica posta in essere da governi e autorità sanitarie per arginare la diffusione di un virus. Ecco, il 2 febbraio per l’OrganizzazioneMondiale della Sanità l’infodemia sarebbe stata il pericolo maggiore nel tentativo futuro dei vari governi di arginare qualcosa di cui sia allora che nel tempo presente si conosce non abbastanza da poterla definitivamente sconfiggere; a distanza di 9 mesi possiamo ben dire che purtroppo l’Oms aveva avuto i giusti timori.

Informazione e cultura

Antonio Gramsci scriveva che «Cultura non è possedere un magazzino ben fornito di notizie, ma è la capacità che la nostra mente ha di comprendere la vita […] Ha cultura chi ha coscienza di sé e del tutto»: noi oggi abbiamo “un cassetto fornitissimo di notizie” al quale tutti dovremmo essere in grado di accedere e alle quali la rete ha restituito pluralismo, più che Tv e carta stampata, ma nel marasma delle quali dobbiamo avere consapevolezza dell’esistenza del vero e del falso che da “analfabeti” non sapremmo mai distinguere.
Ecco perché è importante non soltanto investire nella scuola e in generale nella conoscenza e nella alfabetizzazione dei cittadini che deve essere continua e accessibile a tutti, a prescindere dall’età anagrafica e dai titoli di studio già maturati, ma deve essere prioritario anche non smettere mai di sentirsi addosso il dovere civico di informarsi quotidianamente su quanto accade, leggere, confrontarsi.
Si possono possedere due lauree ed essere degli analfabeti del presente per aver smesso di essere curiosi e non avere quella coscienza “di sé e del tutto” di gramsciana memoria che ho idea sia il vero grande dilemma del nostro tempo, in cui informarsi adeguatamente e adoperarsi, come decisori politici, perché tutti siano in grado di poterlo fare potrebbe persino salvarci la vita.

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