Agricoltura, una calamità chiamata burocrazia

Se realmente a un anno dalla scadenza del Piano di sviluppo rurale previsto dal pacchetto settennale della Pac 2014-2020 si è speso solo il 41% dei fondi europei  restano da spendere in Sardegna quasi 762 milioni  (529.496.009 erogati su 1.291.010.417 del piano finanziario), a leggere le cifre fornite da Coldiretti stamattina a Cagliari dove mille imprenditori sono scesi in piazza per protestare contro ritardi che hanno dell’incredibile, si ha la certezza che sia la burocrazia il vero male dell’agricoltura isolana. Se poi si fornisce qualche altro esempio si ha la dimensione dell’esito funesto di quel male, tanto che la via Caprera, con tanto di croci portate in corteo, è stata ribattezzata “via del Cimitero”, con loculi e cappella  dove sono seppellite decine di aziende morte appunto di burocrazia: la sede dell’Argea, l’Agenzia riconosciuta finora solo sulla carta anche come organismo pagatore regionale e ancora in attesa di vedere nominato da parte della Giunta il direttore (https://www.ortobene.net/coldiretti-piazza-argea-senza-testa/).

Tanto per dire a tre anni dalla terribile siccità e degli altri eventi calamitosi del 2017, sono in pagamento il 3% (1.127.300,11) dei 38 milioni stanziati. Quasi 600 giorni di attesa nei quali gli imprenditori agricoli sardi hanno subito perdite per altre calamità. Nella misura investimenti 4.1, si è fermi al 29%, mentre quella per i giovani agricoltori (solo la presentazione delle domande è stato un calvario) siamo al 35%. «Benvenuti nel mondo di Buracropoli», chiosa Coldiretti Sardegna accogliendo i mille contestatori partiti da piazza del Carmine dotati di croci di cartone, necrologi e bandiere gialle. Qualche altro esempio eclatante, anzi tre domande a cui qualcuno dovrà pur rispondere: come mai per il settore ovicaprino la siccità è stata pagata tra novembre 2017 e i primi mesi del 2018 e per tutti gli altri settori ad oggi sono stati pagati solo il 3% dei 38milioni stanziati? Come mai l’iter delle domande cambia a seconda del servizio territoriale se da una parte sono liquidate e in un altro bocciate? Come mai delle 400 domande della siccità per tutti i settori eccetto ovicaprino, pagate ad oggi, il 45,5% sono in provincia di Nuoro?

Insomma «un mondo lento, fatto di paradossi al limite del ridicolo che sta soffocando e mietendo vittime tra le imprese agricole sarde già allo stremo per la remunerazioni delle produzioni in molti settori sotto i costi di produzione: la situazione è insostenibile – è il commento del direttore di Coldiretti Sardegna Luca Saba. Quella di oggi è stata un’azione dimostrativa, un preavviso, una campana che speriamo non debba essere accompagnata da altre». Coldiretti sembra decisa a alzare il livello della protesta per evitare altri rintocchi funebri. «La burocrazia è nemica dell’agricoltura e non può e non deve dettare i tempi perché altrimenti le campagne sarde saranno davvero disseminate di croci – afferma il presidente regionale Battista Cualbu. Sta alle persone, quindi a chi ha responsabilità istituzionale renderla umana, amica delle aziende e farla camminare allo stesso passo della vita quotidiana. Le nostre proposte sono nei tavoli in cui si decide il destino delle migliaia di persone che ancora credono nella terra, sta a loro metterle in pratica».

Ormai anche dirigenti e funzionari delle organizzazioni agricole fanno fatica a contenere la rabbia dei soci. Cercare di spiegarsi e spiegare perché  -citando ancora gli esempi forniti oggi da Coldiretti – mentre si avvicinano i 600 giorni dalla presentazione delle domande solo 400 aziende su circa ventimila hanno beneficiato del ristoro delle calamità naturali del 2017 (il 45,5% nella provincia Nuoro Ogliastra).  Per i pastori la Regione già da dicembre 2017 ha cominciato a liquidare i denari, ma per tutti gli altri settori agricoli si è deciso di percorrere una strada diversa, tortuosa e paradossale, «quasi a voler distinguere e assegnare categorie tra le imprese agricole, creando malumori e contrapposizioni di cui non si sentiva sicuramente la necessità».E poi «confusione crea confusione con la conseguente alta percentuale di domande escluse». Paradossi che hanno dell’incredibile perché tornando al Psr si sono viste domande bloccate perché la carta d’identità dell’imprenditore durante il lungo iter sono scadute: per il computer è un’anomalia e, nonostante tutti i requisiti siano rispettati, blocca l’erogazione del premio: 22mila euro, caso concreto e documentabile, garantisce Coldiretti.

In attesa di poter sperimentare in autunno l’organismo pagatore regionale che Coldiretti Sardegna chiedeva da tempo («non è automatico il suo funzionamento occorre strutturalo adeguatamente come ci insegnano altre Regioni», avvisa Battista Cualbu) ci sono altre riforme urgenti da portare avanti. «Come quella del Super Caa – ricorda ancora il presidente della Coldiretti – presente tra l’altro nel programma della nuova Giunta. Riteniamo sia fondamentale per sburocratizzare il sistema garantendo ai produttori gli auspicati tempi certi e quindi uno snellimento procedurale sostanziale. Non necessita di alcun cambiamento organizzativo in nessuna struttura, ma conferisce solo diversi ruoli ai Centri assistenza agricola, liberando  carta e impegni burocratici ad Argea ed altri Enti che potranno dedicarsi con più efficacia ed efficienza, ad altri importanti compiti istruttori». Una riforma che parte anche da un effettivo controllo dell’apparato burocratico. «Ribadiamo inoltre la necessità – sottolinea Luca Saba dell’introduzione di un sistema di valutazione da parte delle aziende agricole stesse del servizio erogato dalle agenzie agricole. Cosi come nelle grandi aziende sarebbe auspicabile un servizio di “customer satisfaction” affidato a una azienda terza, dando la possibilità agli imprenditori agricoli di poter dare il proprio giudizio sulla loro efficienza ed efficacia e alla pubblica amministrazione gli strumenti per poter migliorare e potenziare le prestazioni».

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