L’adeguamento liturgico della Cattedrale

Cattedrale di Nuoro nuovi ambone e altare - Notizie L'Ortobene

La modernità dentro il neoclassico

di Alessandro Mele

La chiesa Cattedrale di Nuoro intitolata a Sancta Maria ad Nives, ha ospitato nella serata del 20 gennaio un convegno durante il quale è stato illustrato il progetto di adeguamento liturgico della chiesa, un rinnovamento non solo stilistico per quanto riguarda i punti focali (altare, ambone e cattedra vescovile) di contatto tra il popolo dei fedeli e la parola di Dio, ma anche spirituale, proprio per quell’intento fortemente voluto dal Concilio Vaticano II di mettere al centro della funzione tutti coloro che vi partecipano. Finalità del progetto dunque rinnovare la chiesa cattedrale ed adeguarla alle norme volute dai padri conciliari per essere da esempio a tutte le chiese disseminate per il territorio diocesano.

Ad aprire il convegno, don Francesco Mariani, al quale spettava il ruolo di moderatore della serata. Importante intervento di apertura da parte del Vescovo il quale ha voluto sottolineare l’importanza del restauro al fine del vivere meglio tutta la liturgia, nel rispetto, allo stesso tempo, dei canoni neo classici di chi ha ideato il progetto originale della chiesa Cattedrale. È stata infatti ricordata da monsignor Marcia la figura dell’architetto sassarese Fra Cano, il quale non riuscì a vedere la sua opera completata, in quanto morì a seguito di una caduta accidentale dai ponteggi, proprio in occasione della costruzione della chiesa.

A rappresentare il punto di contatto tra le prospettive curiali e ciò che è possibile realizzare all’interno di un edificio dall’immane pregio storico come la Cattedrale, la dottoressa Maura Picciau, Soprintendente per i beni architettonici di Sassari e Nuoro. L’adeguamento liturgico, meglio definito come rinnovamento, risulta sempre essere un argomento difficile nel merito dello scambio delle idee con le varie curie vescovili, poiché il tutto avviene anche in situazioni economiche molto complesse. Tutto ciò che avviene all’interno di edifici storici di pregio rappresenta un momento molto serio, difatti per le soprintendenze è stato difficile assimilare, in molti casi, questo pesante carico. «Non sembra essere il caso della Cattedrale di Nuoro » asserisce la dottoressa Picciau, spiegando come il suo predecessore, l’architetto Martino, abbia accolto con favore il progetto nuorese avendo perfettamente compreso l’intento del Vescovo Mosè Marcìa: richiamare la propria comunità a un nuovo sentimento attraverso questo monumento, che rinnovandosi esprimerà funzione viva.

A don Pierangelo Muroni, il compito di spiegare ai presenti tutti quei nuovi dettami di rinnovamento estetico apportati dal Concilio Vaticano II in quelle che vengono definite “architetture ornamentarie”. L’intento dei padri conciliari è stato quello di rendere, non solo la liturgia ma anche gli ornamenti, comunicativi nei confronti dei fedeli. Nel caso di Santa Maria della Neve, dice il professor Muroni, si può parlare dell’adeguamento di un edificio storico, che tutt’oggi risulta essere vivente agli occhi di chi lo guarda, avendo risentito positivamente e negativamente dei vari cambiamenti subiti nel corso del tempo. L’adeguamento delle chiese in genere, deve essere attuato per renderle in armonia a ciò che si celebra, rappresentando un vero e proprio segnale di fedeltà al Concilio come anche la nota della CEI in merito agli adeguamenti liturgici riporta. La Sacrosantum Concilium ci chiede di adeguare nel mondo tutte quelle chiese che non lo sono, è di maggiore importanza nelle diocesi l’adeguamento della Chiesa Cattedrale quale intervento primario e prioritario in modo da renderla un esempio per tutte le parrocchie del proprio territorio di competenza. Lo spazio liturgico risulta dunque essere un mediatore sacramentale che ha l’obbligo del trasmettere un messaggio non solo attraverso il linguaggio ma anche attraverso i punti focali come l’altare e l’ambone. Questi luoghi hanno il compito di rendere la funzione religiosa attiva a favore del fedele che non si trova più ad assistere ma a partecipare, ecco perché l’altare ad esempio deve essere, secondo le norme dell’adeguamento, fisso, circondabile e rivolto verso il fedele. L’ambone deve essere uno spazio da abitare, ben definito, perché serve a farci capire l’importanza della parola di Dio. Monsignor Fabio Trudu, ha spiegato, attraverso il suo intervento, quelli che sono i poli celebrativi, riprendendo il discorso di Pierangelo Muroni e soffermandosi sul significato del termine “Cattedrale” ossia quella unica chiesa nella quale risiede la Cattedra vescovile a sottolineare l’unicità di questo importante ministero oltre che la successione episcopale nel corso del tempo. Questo particolare seggio, il quale deve essere umile nella manifattura ma anche solenne, si differenzia sempre dal seggio degli altri sacerdoti officianti, proprio a sottolineare la sua peculiarità.

A chiudere il convegno, il quotato ingegnere di Orani, Angelo Ziranu, progettista dell’adeguamento che ha sottolineato la bellezza del connubio tra la modernità della sua creazione, la quale però riporta anche l’antico tempietto in marmo dell’altare originario, ritrovato a Galanoli, con lo stile neoclassico della chiesa. L’ingegnere attraverso le immagini ha illustrato prospetti e realizzazione totale degli spazi raccontando ai presenti l’avventura iniziata con le ricerche delle mappature originali all’Archivio di Stato di Torino. Il vescovo Marcìa ha concluso ringraziando gli intervenuti e ponendo l’accento sull’importanza del realizzare questo suo particolare sogno, anche attraverso particolari gesti come la donazione anonima – arrivata dalla «classe operaia» come lui stesso l’ha definita – della cifra di 150 mila Euro e che, si spera, possa coprire buona parte dei costi di realizzazione.

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