Addio voti, ritornano i giudizi

Col primo quadrimestre gli alunni della scuola primaria hanno ricevuto una pagella di Valutazione senza più voti in decimi ma espressi per giudizi. Un cambiamento di rotta importante, realizzato in un momento e con modalità che fanno riflettere non solo le famiglie. Potremmo leggere la storia recente della scuola in Italia attraverso le molte e controverse decisioni legislative sulla Valutazione. Essa è infatti indispensabile nella costruzione delle strategie didattiche oltre che parte integrante della professionalità del docente e della funzionalità stessa del Sistema di Istru-zione.
Nel 1977 i Decreti Delegati sancivano il passaggio ad una scuola democratica e partecipativa. Venne abolito il voto visto come strumento principe di una scuola autoritaria e fu introdotta la valutazione per giudizi. Abituati al secolare sistema dei voti, i docenti si trovarono di fronte schede di valutazione per le quali non erano preparati e che fecero proprie sotto l’entusiasmo di una temperie ideologica tesa a superare la scuola nemica, denunciata da don Milani, Mario Lodi, Bruno Ciari, Albino Bernardini. Si andò avanti con quelle schede sino agli anni ’90, quando, il ministro Moratti cercò di introdurre il Portfolio delle Competenze, per garantire agli alunni una personalizzazione nel processo di insegnamento/apprendimento, secondo le riflessioni dei pedagogisti di ascendenza cattolica.
Il Portfolio, quale strumento di Valutazione personalizzato, fu sostanzialmente fermato dall’opposizione dei vari sindacati della scuola. Ma in quegli anni, in assenza di una riflessione globale sul sistema valutativo, la scuola italiana perdeva efficacia e funzionalità come mostravano e mostrano gli indicatori internazionali Ocse. La scheda in alcuni casi veniva compilata in modo burocratico e riduttivo, perdendo efficacia valutativa, basandosi su giudizi a volte contorti e fumosi.
Così, nel 2008, la legge 169 reintroduce, senza grandi dibattiti e senza alcun serio coinvolgimento delle famiglie e della scuola, la valutazione degli apprendimenti delle varie discipline col voto in decimi, allineando ad esso tutto il sistema, dalla primaria alla secondaria
inferiore e superiore. Si superava la scheda di durata trentennale sancendo un epocale ritorno alla pagella. Decisione come sempre metabolizzata, ob torto collo, dalla scuola e dall’opinione pubblica.
Ma tutto questo viene rimesso ancora una volta in discussione con una Ordinanza Ministeriale del 4 dicembre 2020 che prevede di nuovo il superamento del voto, dall’anno scolastico corrente, «con una descrizione autenticamente analitica, affidabile del livello raggiunto in ciascuna delle dimensioni degli apprendimenti…».
Entro il primo quadrimestre le scuole, in piena pandemia e senza adeguato supporto, hanno dovuto adottare le schede basate su giudizi. Hanno avuto pochissimo tempo per recepire una Ordinanza piovuta, al solito, senza preavviso e senza un serio dibattito culturale e pedagogico che giustificasse l’urgenza del nuovo cambiamento in un momento così particolare. La primaria ha svolto le lezioni in presenza ma ha svolto on-line tutta la vita degli Organi Collegiali. Eppure vi era necessità di adeguare, con tempi più congrui, la nuova Valutazione ai Piani dell’Offerta Formativa, al Curricolo di Istituto e alle Programmazioni annuali.
La fretta fa i gattini ciechi. Come sempre… quasi che il problema più rilevante, in questo momento, fosse il sistema valutativo basato sulla pagella con i voti o sulla scheda con giudizi. Il Ministero ora propone quattro livelli di apprendimento: Avanzato, Intermedio, Base, In via di acquisizione, tutti corredati di descrittori su cui molti docenti e dirigenti avrebbero avuto da argomentare, da precisare. Ma, ahimè!, gli alunni della primaria andando alle superiori di primo e secondo grado troveranno di nuovo i voti…
Il nuovo Ministro proporrà giudizi anche per le superiori o tornerà alla vecchia cara pagella anche nella primaria?

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