Ad Attilio Deffenu

Non la classica figura dell’eroe di guerra sic et simpliciter, quella di Attilio Deffenu, sebbene tale attributo, al nuorese giurista e avvocato spetti di diritto avendo egli, sul campo di battaglia, speso per ideali patriottici la propria vita. Mi piacerebbe dare di Deffenu una immagine inconsueta, ma sul nostro grande concittadino, pensatore politico ed economico e giornalista finissimo, si è praticamente detto tutto e talvolta straparlato.
Le parole di Tullio Masotti, biografo del Deffenu nel 1937, richiamano anche quelle, sul giurista nuorese, di Leonardo Motzo. Sono parole cariche della retorica tipica degli anni in cui furono scritte e che oggi suonano forse eccessivamente enfatiche. Ma chi se la sente di dire che di esse, in una temperie incerta e povera di ideali veri come quella in cui viviamo non abbiamo più bisogno? Scrive Masotti: «Si comprende come, riunito ai suoi sardi, anche il sacrificio della vita debba sembrare più bello al piccolo Attilio. Quando il destino suonerà l’ora gloriosa del trapasso Egli si sentirà nelle braccia di fratelli, che gli sussurreranno le ultime parole nel dolce dialetto paesano. I soldati lo adorano. Questo giovane pensieroso, pallido, fisicamente debole e moralmente gigante – scrive di lui un suo camerata, Leonardo Motzo, – aveva attirato tutte le simpatie, tutto l’amore degli ufficiali e dei fanti della “Sassari”. Grandi e piccoli vedevano in lui un uomo da cui la Patria molto avrebbe avuto per la sua grandezza».
Cosa aggiungere oggi sull’intellettuale barbaricino, in tempi in cui la nostra Isola, ben lungi dall’avere risolto i propri problemi continua invece a scontare, rispetto alla maggior parte delle regioni italiane ed europee, un differenziale negativo di benessere che appare sempre difficilmente colmabile? Cosa siamo diventati? Cosa rimane del pensiero e delle azioni dell’economista di Nuoro in un presente dove, sfumata ogni forma di ideologia e di passione politica, di spirito di servizio nei confronti del bene pubblico, si assiste allo spettacolo della politica del tornaconto proprio e dello schieramento politico cui si appartiene e alle imprese cialtronesche intraprese a tutti i livelli da chi invece in concreto potrebbe e dovrebbe fare qualcosa per la propria terra? Quello di Attilio Deffenu, forse, è diventato un caso da tenere chiuso in uno dei tanti cassetti della storia della nostra Isola? È più appropriato relegare la vicenda umana e intellettuale del Deffenu tra gli esempi di moralità e onestà da sempre, in concreto, poco seguiti, oppure tra le lezioni di amore disinteressato per la propria terra che i più, oggi, faticano a capire?

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