Acli: «Sardegna verso 287mila nuovi poveri»

(DIRE) Cagliari, 11 mag. – In Sardegna gli effetti del coronavirus sul tessuto sociale ed economico rischiano di essere devastanti. Circa 50mila persone potrebbero perdere il lavoro e, considerando le famiglie, oltre 120mila sardi potrebbero scivolare sotto la soglia della povertà assoluta. Questi i dati elaborati dallo Iares, l’istituto delle Acli Sardegna per la ricerca e lo sviluppo, diffusi oggi. «Per non far saltare il sistema sociale sardo, e se fosse possibile scegliere fra tutte le opzioni, direi che occorre fare in fretta e bene – spiega il presidente regionale delle Acli, Franco Marras -. Ma se si deve scegliere solo una opzione, bisogna privilegiare la velocità. Servono risorse a fondo perduto per affrontare l’emergenza nell’immediato, ma serve anche pianificare un rafforzamento delle politiche attive sul lavoro, un programma di formazione sui nuovi lavori e un intervento di affiancamento e supporto al contrasto delle nuove poverta’, con il pieno coinvolgimento del terzo settore».
Marras spiega quindi nel dettaglio come si è giunti alla previsione: «Non partiamo da dati da noi rilevati per valutare i gravissimi effetti della situazione, ma da quelli autorevoli del Cerved, dello Svimez e dell’Aspal. Già solo nel mese di marzo Aspal contava 24mila posti di lavoro in meno rispetto all’anno precedente, e di questi meno di cinquemila appartengono al settore turistico. Secondo lo Svimez sono 200mila i lavoratori che hanno subito il lockdown in Sardegna, di cui un terzo lavoratori autonomi, artigiani, commercianti e professionisti e due terzi lavoratori dipendenti».
 A questi, prosegue il presidente di Acli Sardegna, «vanno aggiunti 50mila lavoratori non tutelati, in prevalenza stagionali, per un totale di 250mila persone che hanno sospeso il lavoro o non lo hanno avviato tra aprile e maggio. La domanda che ci siamo fatti è: quanti di questi rischiano di non riprendere il lavoro e perciò di ingrossare le file dei poveri, assoluti o relativi? Secondo due scenari elaborati dal Cerved, la Sardegna perderà circa il 9% della produzione, nella migliore delle ipotesi, e il 22,5% nella peggiore».
Se si proietta questo scenario sull’occupazione, conclude Marras, «ipotizzando tra il 10% e il 20% di persone che perdono il lavoro o non vengono assunte, il dato che emerge è imponente. Se perdessero il lavoro il 10% di questi andremo a circa 25mila disoccupati ma i dati Aspal dicono che ci siamo già: se andiamo al 20% come percentuale di perdita del lavoro, tra lavoratori autonomi, lavoratori non tutelati e lavoratori dipendenti di aziende private che non sono ripartite, andremo a 50mila disoccupati e, con le loro famiglie a oltre 120mila persone che entrerebbero nella fascia della povertà, ingrossando le fila dei 167.mila poveri assoluti già presenti in Sardegna». (Api/ Dire) 17:23 11-05-20 NNNN