Ac e Agesci pronti a ripartire

 

Abbiamo raccolto la testimonianza del presidente diocesano dell’Azione cattolica, Giovanni Fois, e della responsabile Agesci per la zona di Nuoro, Caterina Gusai, a proposito della ripartenza pastorale nel periodo di emergenza sanitaria che anche la Chiesa vive. Le due associazioni sono espressione viva di evangelizzazione specialmente a favore dei ragazzi e dei giovani e i contributi che seguono possono diventare un incoraggiamento per i fedeli tutti e per coloro che collaborano attivamente nelle parrocchie.

 

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“Servire e dare la propria vita” (Mc 10, 35-45) è il tema che accompagnerà il cammino dell’Azione Cattolica lungo questo anno 2020-21. Compito impegnativo e sfidante che diventa stile di vita nel tempo della grande crisi pandemica in cui siamo, da mesi, quotidianamente immersi. Impegno che, oltre ad interpellarci come fedeli laici, ci convoca ad una trasformazione comunitaria, sollecitandoci ad intraprendere strade nuove che possano portare una luce di speranza nelle nostre esistenze, con una profonda consonanza tra interiorità ed esteriorità, tra contemplazione e azione. L’Associazione è consapevole che il nuovo sarà un anno particolarmente complesso, ma pur ricco, coinvolgente e determinante per rilanciare e sostenere la vita della Chiesa diocesana e delle parrocchie, delle città e dei territori dentro cui l’AC è radicata. Non sarà, dunque, un periodo di incertezza in attesa di chissà quali proposte calate dall’alto, ma un anno in cui mettere in campo un “di più” di generosità, di creatività, di passione. Recentemente la nostra vita, sempre «di corsa», ha incontrato una frenata brusca e violenta, interessando le nostre vite personali, quella associativa ed ecclesiale. Un tempo aggredito prima, quasi oltrepassato; e poi stanco, irritato, non voluto, tragico e sospeso. Un momento nuovo, così drammatico da non poterlo pensare rigenerante e carico di novità. Quel tempo ha detto qualcosa di importante a ciascuno di noi e ha detto qualcosa di significativo anche alle nostre comunità. Pur con svariate difficoltà, ci siamo attivati a ripensare e proporre in modo creativo e inedito i nostri incontri, personali e di gruppo, e a sperimentare nuove strategie:webinar, smart working, riunioni a distanza; metodologie non sempre comprese e accolte dal grande popolo degli adultissimi o non sempre coinvolgenti per i piccoli dell’ACR. Tuttavia tutto ha contribuito a far riscoprire che niente è paragonabile alla bellezza della vicinanza fisica, all’incontro e alla fraternità vissuta e condivisa nei nostri incontri, nella famiglia, nelle nostre parrocchie. Ma ci siamo predisposti davvero in ascolto del tempo che stiamo vivendo? Condividere questa domanda porta al senso, condividere il senso porta al consenso; condividere le fragilità e i bisogni porta alla solidarietà, condividere le responsabilità porta all’impegno; condividere i talenti porta al valore, condividere i propri luoghi e i propri spazi porta all’ospitalità che diventa dono e perdono. Da qui nasce il servizio e l’attenzione al bene comune,che, come ci ricorda Papa Francesco, “per il popolo cristiano è un impegno di vita, che si attua nel tentativo di non dimenticare nessuno di coloro la cui umanità è violata nei bisogni fondamentali. E’ stato detto che la crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni perché è nella crisi che nascono l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Nella crisi emerge il meglio di ognuno(A.Einstein). “A vele spiegate”, quindi, l’AC è chiamata a prendere il largo – con prudenza ma pur con convinta determinazione – incoraggiando tutti i soci a non attardarsi a fare l’inventario di “quello che non si può fare”, ma a concentrarsi piuttosto su tutto quello “che c’è da fare” e che ci viene proposto dalla vita delle persone, dei territori e delle comunità. Ripartire significa semplicemente rimuovere e certamente la fraternità e l’amicizia sono le vie maestre che ci vengono inequivocabilmente indicate (cfr.Enc. Fratelli tutti). Avviandoci comprenderemo che condividere pensieri e parole è dialogare, condividere aspirazioni ed esperienze è sperare Non c’è uomo senza comunità e non c’è società senza comunità. E la comunità si desidera, si genera, si prende cura e si trasforma solo nella condivisione e nel servizio. Nella nostra Chiesa locale serviranno esperienze comunitarie concrete di condivisione cheanche la nostra Associazione sarà impegnata a pensare e promuovere. Nuove opportunità che nascono leggendo il presente e aprono la via a forme nuove nel campo educativo e sociale, ecclesiale e civile. Solo così, dal basso e insieme, l’AC sarà in grado di servire e dare la vita.

 

​​​​​​​​​Giovanni Fois

 

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L’insorgere della pandemia e il periodo di isolamento obbligatorio hanno ovviamente influito molto sulle nostre attività: siamo abituati a vederci almeno una volta a settimana nelle nostre sedi spesso anguste e disordinate, a vivere esperienze a stretto contatto tra di noi, a dormire nelle stesse tende, a cucinare in un’unica pentola per tante persone, a condividere spazi e tempi durante le nostre uscite e i campi, a giocare durante le nostre riunioni in cerchio uno accanto all’altro.
Durante il periodo di chiusura ci siamo tutti sforzati, come Gruppi e come Zona, di mandare avanti la vita associativa utilizzando piattaforme online e attività che potessero essere svolte anche a distanza. Questo ha molto sacrificato la nostra proposta educativa, ma abbiamo comunque voluto tentare di mantenere un legame delle nostre comunità e di fornire ai nostri ragazzi strumenti e stimoli per migliorare la difficile permanenza domiciliare.
Il periodo di lock-down ha suscitato in noi alcune riflessioni e ci ha permesso di apprezzare il valore di tante abitudini ed emozioni che spesso diamo per scontate:
1) SENSO DI RESPONSABILITÀ E VOCAZIONE ALLO SCAUTISMO: importanza della nostra Formazione innanzitutto come adulti capaci di essere punto di riferimento stabile e duraturo per i nostri ragazzi; crediamo che sia più forte che mai la necessità di riscoprire la vocazione al nostro servizio: perché e in nome di chi ci dichiariamo Capi educatori?;
2) indispensabilità della RELAZIONE: abbiamo scoperto che non possiamo prescindere dai rapporti interpersonali, insostituibili da uno schermo o dalle videochiamate, ma da ricercare con ogni mezzo, anche tecnologico, in caso di necessità;
3) riscoperta del valore del SILENZIO e dell’INTERIORITÀ: il silenzio sperimentato (anche nell’impossibilità di partecipare alla Messa) è stato occasione per metterci a nudo con noi stessi e per ascoltare con più profondità la Parola del Signore;
4) importanza della SOLIDARIETÀ e dell’EMPATIA: l’esperienza vissuta ci ha insegnato che non dobbiamo vivere come individui isolati, ma siamo parte di una società in cui ognuno è chiamato a fare la sua parte per il bene comune.
Il momento attuale non ci consente la ripresa delle attività nella normalità cui siamo abituati. Dovremo fare molte considerazioni su spazi, tempi, norme igieniche e di sicurezza che dovremmo essere in grado di garantire ai nostri ragazzi ma che, purtroppo, non sempre siamo in grado di soddisfare. In questi giorni tutti i Gruppi e le Zone si stanno interrogando sulla possibilità di una ripartenza, anche seguendo le linee della nostra Associazione a livello nazionale.

 

Caterina Gusai

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[foto dal web]​​​​​​​​