Abbattuti 210 maiali di nessuno

Campagne di Orgosolo, Desulo e Arzana sotto assedio all’alba di oggi, 8 dicembre, con decine di guardie forestali, poliziotti e carabinieri impegnati a garantire l’intervento deciso dall’UdP, Unità di Progetto per l’eradicazione della Peste suina africana che, in coordinamento con la Prefettura e la Questura di Nuoro, ha portato all’abbattimento di 210 maiali non registrati più qualche decina di maialetti, senza proprietario e al pascolo brado illegale. Rispetto a quanto accaduto l’11 febbraio 2016 quando un gruppo di contestatori impedì a Desulo gli abbattimenti, l’effetto-sorpresa e la mobilitazione delle forze dell’ordine ha funzionato anche per la giornata festiva che, e questo fa presupporre un intervento pianificato da tempo, non era stata inserita nel calendario della caccia grossa.

CAMPAGNE INACCESSIBILI. Non sono mancate le proteste, soprattutto da parte degli allevatori fermati ai posti di blocco cui è stato impedito di raggiungere il bestiame anche se pare che nelle aree interessate non fossero presenti pecore e, quindi, non si è inciso sulla mungitura mattutina. «Ci scusiamo con gli allevatori che hanno potuto raggiungere i propri animali, soprattutto mucche, qualche ora dopo rispetto al previsto e li ringraziamo per la pazienza dimostrata», è stato il primo commendo del coordinamento dell’UdP operativo in Barbagia e Ogliastra soddisfatto comune nel sottolineare che «l’ordine pubblico ha funzionato molto bene, non ci sono state proteste, tranne un piccolo presidio di una ventina di persone nel bivio di Pradu, a Orgosolo» dove comunque gli accessi alle campagne sono state liberati intorno alle 14. Un intervento mirato andato a buon fine, insomma, che ha portato le squadre del Corpo forestale e di vigilanza ambientale, veterinari, personale Azienda tutela della salute (Ats, ex Asl) e dell’Istituto zooprofilattico sperimentale e operai forestali dell’Agenzia Forestas. Alla fine ad Arzana – secondo i dati ufficiali diffusi dall’Unità di Progetto –  sono stati abbattuti 50 suini nelle campagne di “Is campanilis”, a Desulo il blitz è scattato nella foresta di Girgini dove sono stati catturati, uccisi con una scarica elettrica dai veterinari e sotterrati 90 maiali; mentre a Orgosolo l’operazione ha interessato le campagne del cantiere forestale di Montes dove pascolavano i  70 capi poi abbattuti. «I depopolamenti – ricorda il comunicato dell’UdP – sono previsti dalla normativa nazionale in materia di salute animale per tutti quegli animali irregolari, di cui non si conosce niente dal punto di vista sanitario e che possono provocare danni alla salute dell’uomo». Nessun accenno alla trichinella, l’infezione che dal 2005 al 2011 ha portato al ricovero a Orgosolo di 26 persone in tre diverse ondate: i maiali abbattuti saranno sottoposti alle analisi per verificare la presenza del parassita che provoca gravi conseguenze in coloro che mancano insaccati infetti o carne di maiale cotta male.

IL SOSTEGNO DI PIGLIARU. Le ragioni del blitz che colpisce gli allevatori sconosciuti che non hanno regolarizzato i loro suini (se individuati dovranno pagare pesanti sanzioni) sono state ribadite dallo stesso presidente della Regione: «In Spagna – ha commentato Francesco Pigliaru – hanno avuto la Peste suina africana per 40 anni, con gravissimi danni per il comparto agroalimentare. Poi hanno deciso di combatterla con decisione eliminando le situazioni irregolari e imponendo regole chiare per l’allevamento. Oggi il prosciutto spagnolo è un successo internazionale che crea lavoro e ricchezza. Dobbiamo seguire il loro esempio, dobbiamo debellare la peste suina e premiare chi si mette in regola: infatti abbiamo creato le condizioni per poter aiutare finanziariamente e tecnicamente chi decide di allevare suini senza mettere a rischio l’intero comparto. Stiamo facendo la cosa giusta – ha concluso Pigliaru – quello che altri non hanno fatto per decenni». Netta anche la presa di posizione di Alessandro Martini, responsabile dell’UdP e direttore generale della presidenza della Regione: «Tutto quello che poteva essere fatto per favorire la regolarizzazione di chi detiene suini irregolarmente è stato fatto. A iniziare dalle decine e decine di incontri informativi promossi sul territorio attraverso l’Agenzia Laore Sardegna per passare ai traguardi raggiunti sulla forte riduzione delle sanzioni, previste dalla normativa nazionale, per le persone che decidono di regolarizzarsi: si è passati infatti da 10mila euro a poco più di 400. Rimangono tuttavia delle sacche di illegalità che impediscono lo sviluppo dell’intero comparto suinicolo regionale e che tengono in ostaggio, con pratiche che alimentano il diffondersi della peste suina africana, ma anche delle pericolosissima Trichinella o della Leptospirosi, decine di migliaia di allevatori regolari che vogliono lavorare bene, crescere e vendere liberamente i loro prodotti in tutto il mondo. Oggi a causa del virus infatti le carni suine allevate in Sardegna non possono uscire dall’Isola.Un sentito ringraziamento – ha aggiunto Martini – va a tutti quelli che si sono prodigati e si stanno prodigando per la buona riuscita del Piano di eradicazione, alla Prefettura e alla Questura di Nuoro e a tutti i Corpi di polizia che hanno garantito un supporto indispensabile e di grande professionalità».

USCIRE DALL’ILLEGALITÀ. Sono diversi i provvedimenti promossi in questi ultimi tre anni dall’UdP e dal sistema Regione per favorire le buone pratiche dell’allevamento dei suini nel rispetto delle leggi e degli interventi di contrasto alla presenza dell’Africana. Uno dei più importanti è il cosiddetto “Ravvedimento operoso che accompagna il percorso di regolarizzazione e di emersione dei soggetti che detengono suini illegalmente. Chi infatti vuole uscire dall’illegalità per allevare secondo le norme potrà evitare di pagare la sanzione amministrativa nazionale di circa 10mila euro e dare così avvio, una volta contattato il Suap del proprio Comune di appartenenza e garantito il rispetto delle leggi, a una nuova attività. Questa impresa potrà godere dei numerosi finanziamenti messi a disposizione dal Programma di sviluppo rurale (PSR) della Regione attraverso circa 10 Misure specifiche. Il comparto suinicolo, oltre ad avere a disposizione più di 50 milioni di euro per il benessere animale dei maiali (primo caso in tutta l’Unione Europea) potrà beneficiare di sostegni economici che, rispettate determinate condizioni previste nei bandi, possono raggiungere l’80 per cento a fondo perduto. Per evitare il continuo scambio del virus fra maiali domestici e cinghiali, vittime e spesso portatori della peste suina, è vietato per legge il pascolo brado non confinato. Tuttavia, per venire incontro alle diverse esigenze presentate dagli allevatori, soprattutto in determinati territori del Nuorese, della Barbagia e dell’Ogliastra, l’UdP ha creato le migliori condizioni per favorire l’avvio degli allevamenti in semi brado in aree recintate con un carico di 15 quintali di animali per ettaro. Esistono due tipologie di questo tipo di allevamento: una per le “Zone Rosse” infette da peste suina africana dove l’allevamento all’aperto in spazi recintati non deve superare la superfice massima di 10 ettari e l’altra per le “Zone Bianche” dove le estensioni recintate non devono superare i 40 ettari. La separazione fra gli allevamenti e l’esterno deve essere garantita da muri a secco in pietra, doppie delimitazioni in rete metallica o altri manufatti alti almeno un metro e mezzo. Queste strutture non devono quindi essere accessibili da parte di altri suini presenti al di fuori dell’allevamento o dai cinghiali, possibili vettori del virus della PSA verso i maiali sani custoditi all’interno.

La Peste suina africana è una malattia contagiosa e infettiva che colpisce il maiale domestico e il cinghiale, ma non è trasmissibile all’uomo. In Europa è arrivata per la prima volta in Portogallo, si presume attraverso scarti alimentari provenienti dall’Africa, nella seconda metà degli anni ’50 per espandersi poi in tutta la penisola Iberica. In Sardegna è stata segnalata nel 1978 e da allora ha decimato periodicamente gli allevamenti del comparto suinicolo isolano.Bisogna infine ricordare che la Sardegna è sorvegliata speciale della Commissione europea, che costringendo la Regione a vare un piano stringente, ha ritenuto che gli abbattimento (“azioni di depopolamento”) siano state troppo deboli, tanto da sospendere nel 2016 il finanziamento di un milione di euro per il piano di eradicazione della peste suina africana. Se il Piano messo a punto dalla Regione secondo gli obiettivi concordati con Bruxelles dovesse ancora una volta dimostrarsi inefficace, oltre a perpetuare l’embargo sulle carni suine sarde e sui derivati, sono a rischio altri finanziamenti europei  come quelli per il benessere degli animali da erogare come premio agli allevatori virtuosi.

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