Abbanoa, lettere scritte con l’acqua

Presumibilmente la lettera del dottor Alessandro Ramazzotti non verrà recapitata nelle mani del Vescovo di Nuoro, monsignor Mosè Marcia. L’amministratore unico di Abbanoa, con una procedura che non sembra proprio un inno all’eleganza, ha pensato bene di mandare la lettera al Vescovo attraverso le redazioni dei giornali. Era già successo in occasione della vertenza sul “deposito cauzionale”: forse si tratta di un nuovo modo di gestire le relazioni con le autorità.
Accantonato, ma non risolto, il tema del “deposito cauzionale”, ora la discussione verte sui “conguagli regolatori” e sulla “potabilità dell’acqua”.
Intorno a questi due argomenti il Tribunale di Cagliari ha ammesso l’“azione di classe” (Class Action), uno strumento previsto in legge a cui possono ricorrere i cittadini in forma organizzata.
Un diritto quindi, inserito nell’ordinamento democratico. Lasciamo perdere le fantasie e le illazioni della lettera del dottor Ramazzotti, che ci porterebbero lontano.
Non abbiamo avuto necessità di qualche input particolare per collocarci dalla parte dei cittadini e soprattutto dalla parte più povera e bisognosa della nostra società.
Il primo argomento riguarda i “conguagli regolatori”. La fattura del 28.04.2016 li indica in bolletta con la motivazione “Conguagli partite pregresse 2005–2011”. Praticamente ci viene chiesto di pagare una somma in più, oggi per allora. In termini più popolari e più comprensibili si può dire che si stanno cambiando le carte in tavola.
Il provvedimento non è di poco conto: vale complessivamente 106 milioni di euro.
Ma questo ad Abbanoa sembra ancora poco ed ha presentato reclamo al capo dello Stato per avere la possibilità di chiedere ancora “conguagli regolatori” per altri 126 milioni di euro. Insomma, non finisce qui!
Su questo argomento c’è però un punto fermo: l’ordinanza del giudice del Tribunale di Nuoro, Francesca Lucchesi, che «ordina ad Abbanoa di astenersi dal chiedere… il pagamento di somme a titolo di conguagli partite pregresse 2005–2011, di astenersi dall’inviare agli utenti preavvisi di distacco e sospensione della fornitura riguardanti tali somme».
L’ordinanza prevede anche che Abbanoa debba pagare una somma 516 euro per ogni violazione.
Il secondo argomento riguarda il tema della potabilità dell’acqua. Diverse comunità della Sardegna per lunghi periodi di tempo sono state impossibilitate ad utilizzare l’acqua della propria utenza, perché fortemente alterata nei suoi valori di riferimento.
Questo fatto ha creata un aggravio economico perché i cittadini, nel periodo di non potabilità, sono stati costretti ad un supplemento di spesa. Ma, oltre al danno per i bilanci familiari, c’è da sottolineare il rischio per la salute e, in ultima analisi, per la vita, che non è propriamente argomento di secondaria importanza.
Ci sembra ce ne sia abbastanza per partecipare e sostenere con convinzione una battaglia che ci riguarda direttamente.
Nel dibattito notiamo una grave assenza. Non abbiamo ancora sentito la voce della politica e dei sindacati.

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