A proposito di Sardegna e sicurezza

La maturità di un popolo la si individua dalla capacità di saper fare buon uso delle regole dettate dalla civile convivenza. Il rispetto reciproco, la buona educazione, il senso civico in senso lato, il rispetto delle leggi. Questo vale ancor più nei momenti difficili come quello che stiamo attraversando e dove la Sardegna – ingiustamente – è stata messa alla berlina per i casi di Covid-19 registrati.
In Sardegna come in molti altri luoghi, era ragionevole pensare che, durante il periodo di massimo flusso turistico, si sarebbe verificata un’impennata dei contagi. L’ipocrisia della politica che addossa la responsabilità su varie categorie (i giovani, i gestori delle discoteche…) è risibile e non rispecchia quel senso di maturità che gli amministratori dovrebbero possedere. Le guerre fredde, le provocazioni, l’informazione che se ne nutre, tra Governo centrale e Regioni (soprattutto la Sardegna, il Lazio, la Sicilia) rischia di essere dannosa per quel senso di perduta unità di intenti: ovverosia dare fiducia ai cittadini attraverso indicazioni univoche sui comportamenti da tenere. Mi chiedo come si poteva pensare – e cito solo questo a esempio – che riaprendo le discoteche la Costa Smeralda o la piccola ma appetibilissima turisticamente San Teodoro non potessero scatenare, di nuovo, il problema dei contagi. Allora, citando una canzone di De Gregori, “chi è più ladro, chi ruba nei supermercati o chi li ha costruiti, rubando?”. La metafora è roboante, ma il concetto è assimilabile: chi è più sconsiderato, chi va nelle discoteche (con il rischio implicito di non rispettare distanze e altro) o chi le ha volute aperte in nome di un’economia che non può e non deve (secondo questo sistema consumistico un po’ logoro) fermarsi neanche di fronte al pericolo per la salute? La Sardegna, poi, fortunatamente non è soltanto fatta di discoteche: anzi, è costituita da natura, bellezze architettoniche, storia, queste sì attività dove è possibile attuare tutte le precauzioni del caso per poterne fruire. Come sempre nella vita, ci vuole rispetto altrui: la mascherina abbassata, è perlopiù figlia di quella cafonaggine, di quel senso di onnipotenza e sfida – al pari di chi, per esempio, fa scempio di spiagge sottraendone sabbia, sassi e conchiglie – e che si sente padrone del mondo anche per colpa di chi, anche dalla politica, fornisce cattivi esempi o, peggio, specula ai soli fini elettorali.

È dunque un problema molto più strutturale, che oggi ci fa paura perché interagisce con l’allarme della pandemia ma che viene da lontano: è forse antropologico e dunque ancora più difficile da debellare perché non vi è vaccino che possa funzionare. Sto per partire per l’amata Sardegna, lo farò seguendo tutte le precauzioni possibili, sapendo altresì – ad esempio – che il distanziamento su un traghetto non dipende dai singoli passeggeri ma da un sistema che deve essere messo a punto dalle compagnie che operano sulle varie tratte: le istituzioni preposte (mi viene in mente la Capitaneria di porto) stanno facendo verifiche sulla reale situazione di viaggio e sulle condizioni di sbarco/imbarco dei passeggeri? Ho forti perplessità. Allora, con la mia famiglia verrò in Sardegna, sarò prudente ma non potrò evitare tutti quei rischi che sono insiti nel viaggio: se i traghetti funzionano di nuovo, significa che il mio Paese sarà stato severo nei controlli, suppongo. Oppure no?

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