A proposito di Ecocentro

Dopo anni di battaglie era impossibile che il Comitato spontaneo dei quartieri di Funtana Buddia, Città Nuova, il Borghetto e Città Giardino insieme al Comitato contro l’elettrosmog accettasse supinamente l’apertura dell’Ecocentro comunale di Funtana Buddia, inaugurato il 29 luglio alla presenza del sindaco Andrea Soddu, degli assessore Gianni Dettori e Rachele Piras e del responsabile di “è-comune” – la società che gestirà la struttura – Francesco Serra.
I cittadini riuniti nei comitati, che in passato hanno organizzato diverse assemblee e manifestazioni oltre a raccogliere 800 firme contro la realizzazione dell’opera, opponendosi convintamente alla decisione dell’amministrazione comunale, sottolineano oggi in particolare due aspetti della vicenda.
Il primo riguarda le incongruenze che appaiono nel Disciplinare di gestione approvato con la delibera 36 del 23/2/2017 e in particolare quali siano i “criteri sperimentali” indicati, se si tratti di un Ecocentro o di un Centro di riuso o di un’aria “di scambio” oltre a porre questioni sulla sua sostenibilità economica e dubbi sulla aderenza a norme e prescrizioni circa la gestione dei rifiuti. Secondo aspetto, altrettanto importante per i residenti, riguarda il cosiddetto Comitato di controllo per cui chiedono con forza «da chi e con quali criteri sia stato scelto il rappresentante dei cittadini che in questi giorni è apparso sulla stampa locale, dal momento che il Comitato spontaneo non ha mai smesso di occuparsi del caso». Caso che in questi anni è stato oggetto di esposti, ricorsi, interrogazioni e mozioni, segno della ferma volontà del Comitato spontaneo e del Comitato contro l’elettrosmog di mantenere alta l’attenzione e informare adeguatamente l’opinione pubblica.
I cittadini non sono pregiudizialmente contrari all’Ecocentro ma all’Ecocentro così concepito e in quel luogo, occorre ricordare che si tratta di un’area a ridosso delle abitazioni e per la quale venne cambiata dall’amministrazione allora guidata da Mario Zidda la destinazione d’uso che passò da S1 e S3 (area per la realizzazione di edifici per l’istruzione e da adibire a parchi e strutture per il gioco) a S2 destinandola a pubblici servizi, tra i quali però, stando alle norme, non si prevedono quelli di raccolta rifiuti.

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