A proposito di 5G

Con una lunga e dettagliata nota il Comitato nuorese contro l’Elettrosmog chiede all’amministrazione comunale vigilanza, coinvolgimento e informazione dei cittadini sull’utilizzo in città della tecnologia 5G e gli eventuali rischi ad essa connessi.
«Tutta la popolazione europea – si legge nella ampia premessa – è attualmente esposta a Campi Elettro Magnetici (CEM), emessi da Antenne di telefonia mobile RDB. Le società di telecomunicazioni, con il supporto dei governi, entro i prossimi 2 anni implementeranno in tutta l’Europa, la rete di comunicazione veloce detta wireless di quinta generazione 5G. Si tratta di un cambiamento tecnologico epocale non privo di rischi, per avere case, imprese, autostrade, auto con guida autonoma, città “intelligenti” e avremo gran parte degli oggetti connessi l’uno con l’altro con la rete Internet. L’obiettivo dichiarato è di arrivare nel 2022 con almeno l’80% dei poli urbani ed aree rurali che siano supportate dalla tecnologia 5G con una densità di circa un milione di dispositivi connessi per Km quadrato. Questi apparati potranno essere posizionati praticamente quasi ad ogni angolo di strada, semafori o punti di illuminazione pubblica».
Il tetto di esposizione si misura in volt/metro.  «Attualmente – prosegue la nota – il tetto di esposizione consentito per le antenne in Italia è di 6 volt/metro e con il 5G potrebbe crescere ulteriormente fino a 61 V/m, come recentemente richiesto dagli operatori di telefonia mobile che si sono aggiudicati l’asta delle prime frequenze utili all’implementazione della nuova infrastruttura di rete. Numerosi studi scientifici indipendenti di illustri scienziati evidenziano, che il limite oltre il quale si potrebbero avere effetti dannosi per il corpo umano è pari a 0,6 volt/metro (alcuni indicano 0,4 v/m e altri addirittura 0,2 V/m) considerando la persistenza all’esposizione dei campi elettromagnetici e gli effetti a lungo termine. Ebbene, lo 0,6 V/m rappresenta un limite sessantasette volte inferiore a quello stabilito dalla Normativa Italiana per il 5G. Ed ancora numerose evidenze scientifiche hanno dimostrato la capacità dei campi elettromagnetici del 5 G di indurre modificazioni biologiche su cellule e organismi viventi e quindi sull’uomo, pertanto occorre avere un ampio ventaglio di dati scientifici, per valutare gli effetti acuti e cronici sull’ambiente e sui sistemi biologici, che devono essere validati da organismi di ricerca indipendenti dagli interessi delle compagnie di telefonia e di telecomunicazioni».
In materia di esposizione all’inquinamento elettromagnetico «l’Europa – ricorda il comitato – sancisce il principio di precauzione e l’adozione del buonsenso nell’uso di tali tecnologie. Inoltre l’articolo 32 della Costituzione italiana indica il diritto alla salute dei cittadini e l’articolo 41 cita che “l’iniziativa privata è libera, ma non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”. L’articolo 3, (lettera p) del trattato che istituisce la Comunità Europea recita “l’azione della Comunità deve comprendere un contributo al conseguimento di un notevole livello di protezione della salute”. Ricordiamo – prosegue il Comitato nuorese – che tutto il comparto delle emissioni elettromagnetiche, come ampiamente dimostrato ha effetti sull’ambiente e in futuro avrà impatti negativi sulla biodiversità. Quindi gli effetti del 5G vanno sottoposti urgentemente a valutazione ambientale strategica».
La Commissione europea, «accettando il ricorso degli avvocati cagliaritani Francesco Scifo e Alberto Apeddu relativo alla mancanza di trasparenza dell’ICNIRP (organizzazione non governativa formalmente riconosciuta dall’OMS) – organizzazione incaricata a validare i limiti di esposizione alle radiazioni da radiofrequenze, considerati non attendibili – ha disposto di rivedere le indicazioni stabilite dalle linee guida della stessa ICNIRP. A tale valutazione ambientale devono partecipare in un’ottica di assoluta trasparenza amministrativa, nel nome della democrazia partecipativa, e scambio di informazioni, oltre che gli enti di ricerca (alcuni fino ad oggi referenziali perché finanziati dalle compagnie telefoniche): istituzioni preposte alla tutela ambientale e sanitaria, Commissioni governative, liberi cittadini, associazioni di categoria professionali, comitati».

Il Comitato contro l’Elettrosmog fa poi riferimento ad un Rapporto indipendente sui campi elettromagnetici e 5G redatto da Agostino Di Ciaula Presidente della ISDE (Associazione italiana medici per l’ambiente) elencandone i punti principali.
«L’INAIL non ha alcuna documentazione sulla sicurezza del 5 G;
Il Ministero della Salute non è stato interpellato sulla sicurezza del 5 G dal Ministero dello Sviluppo Economico prima della vendita delle frequenze del 5G e anche il Consiglio Superiore della Sanità non si è interessato al problema;
Il Ministero dello sviluppo economico risponde che la documentazione richiesta (il parere sanitario) non è di sua competenza;
l’Istituto Superiore della Sanità, non ha prodotto alcun parere sanitario.
i più recenti risultati sulla cancerogenesi indotta da elettromagnetismo ad alta e bassa frequenza ottenuti mediante studi su modelli animali da due autorevoli e indipendenti gruppi di ricerca (Istituto Ramazzini in Italia, National Toxicology Program negli Stati Uniti), le evidenze sperimentali ed epidemiologiche sul rischio oncologico».

«Gli standard di sicurezza internazionali promossi dall’OMS (2002) – si legge ancora ne documento – e di conseguenza le normative internazionali che limitano le intensità di esposizione, derivano dalle indicazioni di una ONG privata la ICNIRP e fanno riferimento unicamente agli “effetti termici” di tipo acuto, cioè al riscaldamento causato, nel breve termine, dovuto all’ esposizione del materiale biologico alle radiofrequenze. Tale approccio ignora completamente le numerose evidenze scientifiche disponibili sulle conseguenze biologiche a successive esposizioni croniche. Ritenuto che occorre monitorare l’effetto dei campi elettromagnetici soprattutto sui bambini e le persone vulnerabili;
l’Italia ha adottato per le stazioni RDB, una soglia massima di 6 v/m e con l’ingresso del 5 G tale limite aumenterebbe nel tempo fino all’ estremo intollerabile e pericoloso per gli esseri viventi da 40-50 a 61 volt metro;
rilevato che alcuni paesi virtuosi con limiti inferiori al nostro rifiutano categoricamente il 5G.
Anche la Corsica vuole darsi tempo per riflettere sull’adozione del 5G, infatti l’assemblea ha votato una moratoria sulla diffusione della nuova generazione di telefonia mobile, non si tratta, afferma il Presidente Jean-Guy Talamoni, di opporsi con pregiudizio al 5 G, ma di attendere dalle autorità sanitarie competenti i risultati scientifici sull’impatto del sistema socio-economico e della salute degli esseri viventi».

Alla luce di tali premesse, il Comitato contro l’elettrosmog di Nuoro «chiede alla nuova Amministrazione Soddu che venga riconosciuto e coinvolto attivamente, anche attraverso informazioni preventive e in itinere sulle attività di installazione del 5G in città».
Il Comitato si è già rivolto al Comune per chiedere l’accesso agli atti relativi all’istallazione della nuova antenna 5G nella via Sant’Emiliano N°41, per conoscere le caratteristiche tecniche dell’impianto al fine di confrontarsi e presenziare come altre volte alla conferenza di Servizi, ma – sottolineano – l’accesso agli atti è stato negato. Il Comitato chiede inoltre ai condomini destinatari dell’installazione dell’antenna 5G «di informarsi consapevolmente sui rischi derivanti dall’ inquinamento da campi elettromagnetici anche attraverso interlocuzioni da fonti autorevoli indipendenti».

In ultima analisi il Comitato contro l’elettrosmog di Nuoro chiede «Una posizione chiara da parte del Sindaco di Nuoro e degli Enti locali sulla tutela della salute dei cittadini, sui rischi del 5G, sul rispetto dell’evoluzione dei trattati comunitari e delle indicazioni della Commissione europea in materia;
eventuale consultazione pubblica sul 5G;
nel caso di adozione impositiva del 5G, prevista dalle normative nazionali, la predisposizione di una app e una sezione dedicata nel portale del Comune di Nuoro, per monitorare i livelli di esposizione dei cittadini;
la pubblicazione giornaliera e report mensili degli indicatori dei livelli di inquinamento dovute dalla esposizione alle frequenze elettromagnetiche, l’elaborazione di tutti i parametri sensibili, comprovati dalla ASL e certificati da organismi di ricerca indipendenti dagli interessi delle compagnie telefoniche private assegnatarie del servizio;
l’istituzione di un osservatorio locale sul 5G composto da organismi di ricerca, amministrazioni pubbliche, comitati e cittadini per monitorare gli effetti cronici sulla salute pubblica di Nuoro;
favorire confronti e dibattiti sugli effetti positivi e negativi del 5G con gli organismi di ricerca;
organizzazione di attività divulgative ai cittadini e a gruppi di attori appartenenti ad interessi diversi».

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