Il Tar conferma: niente caccia a lepri e pernici

I cacciatori sardi devono mettersi l’anima in pace: domenica 30 settembre e domenica 7 ottobre non sarà possibile per il secondo anno consecutivo sparare alla lepre sarda e alla pernice sarda. Stamattina, infatti, la prima sezione del Tar della Sardegna presidente Dante D’Alessio, consigliere Giorgio Manca, consigliere estensore Gianluca Rovelli) ha depositato una nuova ordinanza sulla decisione adottata ieri in camera di consiglio che conferma in sostanza l’ordinanza di sospensione del calendario venatorio nella parte relativa a lepri e pernici già adottata l’1 settembre. È stato accolto quindi accolto in via cautelare (udienza di merito fissata per il 5 dicembre) il ricorso presentato dall’avvocato Carlo Augusto Melis Costa a nome delle associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico  (GrIG), Lega per l’Abolizione della Caccia (L.A.C.), Lega Anti-Vivisezione (L.A.V.), WWF,  Lega Italiana Protezione Uccelli LIPU-BirdLife Italia. I ricorrenti hanno chiesto oggi «per decenza istituzionale» le dimissioni dell’assessore dell’Ambiente Donatella Spanu che ha promulgato il calendario venatorio visto che il Tar avrebbe pesantemente censurato l’operato della Regione.

La sentenza del Tar aveva provocato la reazioni delle associazioni venatorie Federazione Italiana della Caccia, Unione Cacciatori di Sardegna, Caccia e Cinofilia Sardegna e dell’Associazioni Armieri Sardegna, mentre anche la Regione si era costituita in giudizio insieme all’Associazione “Caccia Pesca Ambiente – C.P.A.”  e all’Associazione Sarda della Caccia che hanno chiesto al Tar, depositando le loro memorie, di rivedere prima del 30 settembre la decisione. Ma oggi il Tar ha sostanzialmente ritenuto fondate le ragioni degli ambientalisti in attesa di valutare nel merito le ragioni di ricorrenti e oppositori, posticipando l’udienza per la trattazione prevista nella prima ordinanza dal 3 ottobre (quattro giorni prima della seconda giornata in calendario) al 5 dicembre e, quindi, sostanzialmente salvando anche per la prossima stagione venatoria pernici e lepri sarde, mentre i cacciatori possono consolarsi sparando ai conigli per i quali il Tar non ha ordinato la sospensione.

Le ragioni dei ricorrenti

«Il provvedimento sospeso, prevedeva per le due giornate di caccia previste (30 settembre e 7 ottobre 2018) un «assurdo “carniere” potenziale complessivo di ben 71.974 Lepri sarde e 143.948 Pernici sarde per i 35.987 cacciatori autorizzati alla caccia in Sardegna. La caccia alla Lepre e alla Pernice sarda è stata autorizzata nonostante la consistenza delle rispettive popolazioni non siano puntualmente conosciute, pur definite “tendenti alla diminuzione” dallo stesso Piano faunistico-venatorio isolano. Con nota prot. n. 45393/T-A11 del 13 luglio 2018 l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (I.S.P.R.A.) ha fornito il parere di legge (art. 18, comma 4°, della legge n. 157/1992 e s.m.i.) in merito alla proposta di calendario venatorio regionale sardo 2018-2019 e ha chiesto esplicitamente la chiusura della caccia alla Lepre sarda e alla Pernice sarda in assenza di censimenti relativi alle popolazioni esistenti nell’Isola. Analoga richiesta per le medesime motivazioni ha fatto l’I.S.P.R.A. (ma non è stata oggetto di provvedimento sospensivo) per il Coniglio selvatico, oggetto di un assurdo “carniere” potenziale (5 capi abbattibili per ogni cacciatore) di 179.935 Conigli. Si è riproposta, quindi, la medesima situazione dichiarata illegittima dal T.A.R. Sardegna l’1 febbraio del 2018 con riferimento al calendario venatorio 2017-2018 Infatti, a oggi, non sussiste alcun censimento delle popolazioni esistenti di Pernice sarda e di Lepre sarda, come pacificamente ammesso dalla stessa Regione autonoma della Sardegna (“è stato presentato il piano per il censimento della pernice sarda e della lepre sarda che sarà portato in giunta regionale per l’approvazione”. Esistono solo una mera “relazione preliminare” e una deliberazione che individua “linee guida” per i futuri censimenti faunistici riguardante fondamentalmente le Riserve autogestite di caccia e future raccolte di dati sulla fauna selvatica abbattuta). Nessun censimento, se non quello evidentemente forse esistente nella mente dell’Assessore regionale della difesa dell’ambiente Donatella Emma Ignazia Spano, che ha promulgato il calendario venatorio. Ricordiamo che il principio fondamentale stabilito dalla legge nazionale, in attuazione dei princìpi delle norme europee ed internazionali, è “la conservazione della fauna selvatica” che è considerata “patrimonio indisponibile dello Stato ed è tutelata nell’interesse della comunità nazionale ed internazionale”.  I calendari venatori devono attenersi rigorosamente al principio di precauzione che subordina l’attività venatoria alla conservazione delle specie faunistiche. Può un calendario venatorio costituire una cambiale in bianco per le specie faunistiche?»

Le ragioni del Comitato faunistico

Estratto dal calendario venatorio

«(…) Relativamente alla mancata indicazione dettagliata delle condizioni relative alla caccia alla Pernice sarda e
alla Lepre sarda, per ciò che concerne lo status locale delle popolazioni e la predisposizione di piani di prelievo, il Comitato si discosta dal parere dell’ISPRA in quanto ritiene che: il calendario venatorio per le specie Pernice sarda e Lepre sarda (due mezze giornate, fino alle ore 14, nelle domeniche 30 settembre e 7 ottobre), con una forte limitazione del carniere giornaliero (1 lepre e 2 pernici), costituiscano da un lato una misura precauzionale sufficiente a garantire un periodo di “riposo biologico”, in quanto tra una giornata di caccia e l’altra è stato prevista una pausa di 6 giorni (divieto di caccia il giovedì), e dall’altro siano funzionali all’acquisizione di dati quali-quantitativi utili per la programmazione. Si riscontra inoltre che l’attività venatoria alla Pernice sarda e alla Lepre sarda viene esercitata da una esigua parte del totale dei cacciatori (mediamente inferiore a un terzo del totale). La restrizione di orario nelle succitate giornate è stata estesa, oltre che alla Pernice sarda e alla Lepre sarda, anche a tutte le altre specie. Si ritiene inoltre che la scelta dell’apertura generale della caccia al 30 settembre anziché al 16 settembre (terza domenica di settembre) possa soddisfare ampiamente le indicazioni fornite dall’ISPRA in merito alle date di apertura della caccia per la stragrande maggioranza delle specie: 1° ottobre. La scelta consapevole e prudenziale del Comitato è indirizzata proprio alla riduzione degli eventuali danni legati al caldo e siccità (anche se finora la stagione è estremamente piovosa) e al rischio di danneggiare nel mese di settembre eventuali covate tardive. Il Comitato sottolinea al riguardo che la Regione Sardegna ha avviato una proficua collaborazione con l’ISPRA impegnato in questi mesi alla stesura del Piano di gestione nazionale della Penice sarda di prossima presentazione al MATTM. La Regione Sardegna ha avviato un piano biennale di monitoraggio di Lepre sarda e Pernice sarda su aree campione (in collaborazione con l’Università di Sassari) che ha portato ad ottenere i primi indici quantitativi sulle due specie. Il Comitato Faunistico Regionale propone di avviare nelle zone in concessione per la caccia autogestita (che in Sardegna hanno un estensione di 245.204 Ha pari al 10,6% della SASP), un percorso di responsabilizzazione che porti alla stesura di piani di prelievo commisurati alla dinamica delle popolazioni di Pernice sarda e Lepre sarda sulla base di statistiche venatorie e dei monitoraggi standardizzati. Ciò consentirà, nelle more dell’applicazione della normativa vigente (adozione di un PFV regionale), di attuare una forma di caccia programmata quantomeno in una porzione rappresentativa del territorio sardo. Tali attività verranno coordinate dalle Amministrazioni Provinciali che a loro volta potranno avvalersi dell’Università di Sassari per la formazione del personale coinvolto. Le stesse Amministrazioni Provinciali coordineranno inoltre i censimenti in alcune zone libere alla caccia avvalendosi sempre di personale formato dall’Università di Sassari e in alcuni istituti di protezione (Oasi e Zone Temporanee di ripopolamento e catture). Tutti i dati raccolti verranno trasmessi all’ISPRA a conclusione della stagione venatoria e potranno servire per l’aggiornamento o l’implementazione del succitato Piano di gestione»(…)».

La sentenza del Tar

Estratto

«(…) Ritenuto, ad un primo esame tipico della fase cautelare, che sussistono i presupposti per la concessione dell’invocata misura in quanto:

1) questa Sezione, già con ordinanza n. 308/2017, aveva sospeso in parte il provvedimento di approvazione del calendario venatorio 2017/2017 “considerato che allo stato manca un monitoraggio aggiornato in relazione alle due specie (lepre sarda e pernice sarda)” e “considerato che anche l’ISPRA ha richiesto (con documento del 30.6.2017, pag. 4, in due punti) una sospensione della cacciabilità di queste due specie, in assenza di specifici dati sulla loro consistenza”;

2) l’orientamento espresso nella fase cautelare è stato pienamente confermato in sede di merito con l’annullamento in parte qua del provvedimento impugnato con sentenza n. 65 del 2018;

3) nel caso che qui occupa il Collegio, la questione (nella sostanza) si ripropone con la novità della acquisizione da parte della Regione, di una “relazione preliminare indagine per la valutazione della consistenza di Lepre sarda e Pernice sarda sul territorio della regione Sardegna anno 2018, predisposta dall’Università degli studi di Sassari Dipartimento di Medicina Veterinaria”;

4) per la stagione 2018/2019 l’Ispra ha espresso il suo parere (documento 3 produzioni dei ricorrenti) nei seguenti termini: sulla Pernice sarda, la sola restrizione a due giornate di caccia non rappresenta una condizione sufficiente per garantire la modulazione del prelievo in relazione alle consistenze locali (pagina 5 del parere); sulla lepre sarda, “è necessaria la pianificazione della caccia basata su criteri di sostenibilità biologica in ciascuna unità territoriale di gestione attraverso il monitoraggio standardizzato della popolazione, la stima dell’incremento utile annuo, la stesura di un piano di prelievo commisurato alla dinamica della popolazione e l’adozione di meccanismi di controllo del prelievo che consentano il rispetto del piano programmato. In assenza degli elementi di gestione appena citati il prelievo venatorio non dovrebbe essere consentito” (pagina 6 del parere);

5) è vero, come sostenuto dai resistenti, che il parere che l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (I.S.P.R.A.) esprime sullo schema di calendario venatorio, quale organo di consulenza tecnico-scientifica della Regione chiamato a verificare la compatibilità tra le previsioni del calendario e le esigenze di tutela della fauna selvatica, costituisce un atto obbligatorio ma non vincolante, cosicché la Regione può discostarsi dalle indicazioni ricevute, purché fornisca congrua ed adeguata motivazione delle difformi scelte operate;

6) occorre però tenere presente che, in linea generale, il ruolo dell’ISPRA ha particolare valore per garantire l’osservanza di livelli minimi e uniformi di protezione ambientale, così come affermato dalla Corte Costituzionale nella nota sentenza n. 139 del 14 giugno 2017, con la conseguenza che una scelta dell’Amministrazione che si ponga in sostanziale contrasto con il parere deve essere sorretto da serie ragioni giustificative esposte con una congrua ed adeguata motivazione;

7) la relazione predisposta dall’Università degli studi di Sassari, Dipartimento di Medicina Veterinaria che, come emerge dalla motivazione del provvedimento impugnato, giustificherebbe la cacciabilità, sebbene in modi e tempi limitati, delle indicate specie, non sembra soddisfare pienamente le condizioni “raccomandate” dall’Ispra, trattandosi di un lavoro che, per quanto bene avviato, non risulta concluso e chiaramente costituisce una “Relazione Preliminare” (come è sottolineato anche dai caratteri grafici molto evidenti utilizzati in proposito);

8) il Consiglio di Stato, con la recente sentenza n. 3852 del 22 giugno 2018, ha affermato, tra l’altro:

“mentre il parere ISPRA ha natura vincolante, segnatamente quanto alla praticabilità del prelievo venatorio anche oltre il limite del 31 gennaio di ciascun anno, nelle altre ipotesi l’avviso di tale organo può essere disatteso sulla scorta, però, di una congrua motivazione che giustifichi, anche sul piano della logicità e della ragionevolezza, la diversa soluzione privilegiata.

Appare, dunque, di tutta evidenza come, nell’economia della richiamata disciplina di settore, ciò potrà avvenire essenzialmente per far emergere le peculiarità dello specifico territorio di riferimento sulla scorta di un affidabile monitoraggio delle singole specie o, comunque, su dati mutuati da organismi scientifici accreditati ed obiettivamente verificabili.

  1. Nella suddetta prospettiva vanno, dunque, pienamente condivisi i principi metodologici su cui il giudice di primo grado ha costruito il proprio decisum e rappresentati, da un lato, dall’ovvio postulato che compete alla Regione, ove voglia discostarsi dal parere ISPRA, dover dimostrare, con propri dati, la sussistenza delle speciali condizioni, predicabili rispetto al proprio territorio regionale, per discostarsi dalle indicazioni prudenziali licenziate dall’ISPRA, e, dall’altro, dall’insufficienza, ai fini qui in rilievo, di generici e non meglio documentati fattori differenziali legati a “tradizioni locali”, ove disancorate da un’affidabile attività di monitoraggio e non supportate da dati tecnici elaborati con sufficiente rigore scientifico”.

9) che, pur tenendo conto dei poteri discrezionali che ha la Regione in materia, nello specifico caso in esame, la verifica della intrinseca coerenza del provvedimento impugnato rispetto ai dati conoscitivi acquisiti nel procedimento porta a ritenere, pur in questa prima fase cautelare, sussistenti i vizi dedotti dalle associazioni ricorrenti.

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