Nulla si distrugge tutto si recupera

Nel deserto dell’area industriale di Ottana appare come una piccola oasi, un capannone di circa 500mq rimesso a nuovo e adibito allo stoccaggio di rifiuti dalla ditta G.eco.S. (Gestione ecologica Sardegna) di Carlo Carboni e Cosimo Pinelli. Entrambi fonnesi, da anni impegnati nel settore della gestione dei rifiuti urbani con una società che copriva – e ancora copre pur con differente proprietà – i territori di Oliena, Fonni e Orgosolo, dal 2010 hanno deciso di occuparsi dei cosiddetti rifiuti speciali. Tali sono classificati tutti i rifiuti, pericolosi e no, prodotti da partite Iva e artigiani mentre le stesse tipologie di rifiuti prodotti da utenze domestiche rientrano tra quelli urbani.
Nella loro pluriennale attività, Carboni e Pinelli hanno constatato che nel territorio mancava qualcuno che mirasse il servizio agli artigiani e chiudesse il ciclo dello smaltimento per le attività produttive; la società si è così attivata con il trasporto dal 2011 dovendosi poi appoggiare ad impianti terzi per lo stoccaggio, da qui la decisione di avere un impianto proprio che evitasse spostamenti su e giù per la Sardegna con un grande dispendio di energie e di denaro.
Gli impianti di stoccaggio devono per legge sorgere in aree industriali, ed ecco la scelta di Ottana come snodo centrale lungo la statale 131: una scelta significativa non solo perché getta un seme di rinascita in un’area in crisi ma anche come esempio perché altri seguano, «da qui – dice con convinzione Cosimo Pinelli – può nascere una linea verde importante e quale miglior luogo di questo? Accanto al nostro potrebbero nascere altri centri che lavorino i rifiuti anziché mandarli in continente dando così un input alla vera rinascita ambientale di Ottana».
L’accostamento tra l’attività della G.eco.S. e le mancate bonifiche dell’ex Enichem – c’è chi ha anche ricordato le vittime dell’esposizione all’amianto – risulta azzardato se non offensivo. «Non stocchiamo amianto e non lo avevamo neppure richiesto – spiega Pinelli – il fatto che risultasse tra i codici dei rifiuti è dovuto al fatto che una piccola percentuale è contenuta nelle vecchie pastiglie dei freni delle auto. Non trovando canali adatti al recupero lo abbiamo accantonato, e poi ci sono altre ditte che se ne occupano ». La parola chiave è recupero, «noi ci rifiutiamo di chiamarli rifiuti – usa un gioco di parole Pinelli, ma il concetto è chiaro –: tutto ciò che stocchiamo, solamente materiali solidi, è materiale da recupero, plastica, gomme, vetro, ferro, acciaio, alluminio, rame eccetera, si tratta di canalizzare i prodotti una volta raccolti in punti idonei».
Lo stoccaggio ha una durata massima di sei mesi, «tutto è raccolto in contenitori omologati, in sacconi e scaffali a seconda delle tipologie, ben ordinato e poi inviato agli impianti di recupero, niente va in discarica», ribadisce Carlo Carboni.
«La nostra attività nasce per venire incontro in particolare agli artigiani che sono obbligati a smaltire con ditte autorizzate come la nostra – spiega Carboni –, a ogni ritiro rilasciamo formulario e documentazione che serve loro per attestare che abbiano ottemperato agli obblighi di smaltimento, vale per falegnami, meccanici, carrozzieri, attività agricole, medici, dentisti, laboratori analisi – questi i clienti della G.eco.S.. Ci proponiamo nelle realtà dei nostri paesi permettendo ai nostri clienti di abbattere i costi – sottolineano Carboni e Pinelli – e questo si spera possa dare il colpo di grazia ai grandi che speculano sul ribaltamento a terra nelle discariche abusive, quello sì con irreparabili danni ambientali. Noi siamo super controllati e in tutti gli anni delle nostre attività non abbiamo mai ricevuto un verbale neppure dalla Polstrada».
Un capitolo a parte in questa storia, che merita di essere raccontata perché esemplare nel nostro territorio, merita la burocrazia. I contatti per l’apertura della sede di stoccaggio risalgono al 2017, la pratica è in Provincia dal 2018, è passata per la conferenza dei servizi convocata con Arpas, Assl, Vigili del fuoco, comune di Ottana, Assessorato regionale all’ambiente, solo a luglio di quest’anno l’autorizzazione all’apertura dopo alcune modifiche al progetto originario. Carboni e Pinelli non hanno ricevuto un euro di contributi pubblici, ora desiderano solo lavorare in serenità.
«Non nel mio giardino», recita il vecchio adagio anglosassone utilizzato da chi si oppone di ospitare opere di interesse generale sul proprio territorio, in questo caso si è andati oltre con polemiche strumentali. A chi ha parlato di “provocazione” non resta che dare uno sguardo con i propri occhi, capita così che i “no” a priori possano trasformarsi in scelte condivise per il bene dell’ambiente e delle persone.

 

 

C’è vita oltre la sbarra dell’area industriale di Ottana

Ogni giorno vanno e vengono i furgoncini della G.eco.S., sostano nell’area di accettazione, pesano i materiali, li stoccano a seconda delle categorie contrassegnate dai codici CER o EER (Catalogo europeo dei rifiuti), alcuni andranno pressati per ridurne il volume. L’attività di recupero è contrassegnata con i codici R12 ed R13. L’impianto può trattare una quantità complessiva di materiali per un totale di poco meno di 516 tonnellate annue. Ogni tipologia ha un quantitativo massimo di stoccaggio.
In uno scenario desolante, accanto a una centrale che sta lì come una specie di reattore di Chernobyl, tra rumori sinistri e improvvisi silenzi rotti solamente dal vociare di grilli e cicale, qualcuno ha deciso di mettersi in gioco su questi terreni. Letteralmente. Carlo Carboni e Cosimo Pinelli hanno fatto analizzare l’area dove sorge il loro centro di stoccaggio, i veleni non sono qui, vanno cercati altrove dove altri – ben più grandi – li hanno lasciati. Che fastidio dà questo piccolo capannone? E pensare che se qualcuno seguisse l’esempio della piccola G.eco.S. questa centrale potrebbe essere smontata qui pezzo per pezzo fino a recuperare tanti di quei materiali che frettolosamente classifichiamo
come rifiuti e farli rivivere nel segno appunto del recupero, del riciclo, della riconversione verde. Il sogno di Cosimo Pinelli e Carlo Carboni si legge negli occhi ma ci vuole coraggio, per davvero.

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