«Se Aristotele avesse conosciuto il gioco della morra…»

“Maestro di color che sanno”, era il mio modo affettuoso ed ironico di salutare don Pietro Muggianu (in alto nella foto di don Totoni Cosseddu), nostro assistente nella prima Liceo classico (quando i seminaristi restarono a Nuoro perché era stato chiuso Cuglieri). Fu un bel dono. Lui era davvero innamorato della filosofia e della storia e spesso e volentieri c’erano  stimolanti riflessioni. All’insegna dell’ironia e della esemplificazione che riusciva a fare in modo sorprendente. Fermo nella fede e fermo nel sapere; libero davanti a Dio e mai servo davanti alle parvenze del Suo potere. Così, a caldo, vorrei ricordare il sacerdote morto oggi (https://www.ortobene.net/la-morte-don-pietro-muggianu/) con i suoi aforismi. Quelli che ricordo da studente, nel periodo del Classico, e quelli quotidiani nei lunghi anni di insegnamento nelle stesse sezioni del Liceo Scientifico. Un piccolo assaggio:

Talete: «Se invece di cadere in un pozzo fosse scivolato a Su Disterru chissà cosa avrebbe intuito».

Parmenide: «Se fosse vero quanto dice, non sarebbe neppure nato».

Gorgia: «Il prurito degli intellettuali di ridurre tutti e tutto alla loro misura».

Platone: «Se fosse nato dopo Cristo sarebbe stato più grande di Sant’Agostino. Con tutta probabilità però sarebbe diventato il capo di una setta eretica dei puri tra i più puri».

Aristotele: «Ci sono parricidi culturali che non sono tradimento ma apertura a nuovi infiniti. Se avesse conosciuto il gioco della morra avrebbe arricchito il suo metodo deduttivo».

Plotino: «Se avesse conosciuto il Nazareno sarebbe stato più grande di San Pietro. Ma a differenza dell’ultimo non sarebbe morto martire».

Pilato: «Gesù ha accettato la giustizia degli uomini e ci ha detto di credere in altro tribunale. Io ci provo ad aver fiducia nel Pilato di turno. Non è facile, specie quando a cadere è un innocente».

Sant’Agostino: «Chi non lo conosce è semplicemente un presuntuoso che riempie di paglia il suo giardino».

Cesare Augusto: “Giudicate voi uno che morendo dice: Se il mimo è andato bene, se tutto vi è piaciuto, di un generale applauso datemi tributo.

Caracalla: «Ha dato la cittadinanza romana a tutto l’Impero, orgolesi compresi, ma noi avevamo altri problemi, non quelli del c…»

San Francesco: «Ha ragione Russel, è la creatura che nessuno non può non amare».

San Tommaso: «Felice condizione del filosofo che respira Dio».

Newton: «A lui è caduta una mela in testa: a noi è caduta sa “pinnetta” ma non abbiamo imparato niente».

Kant: «Un grande genio che alla fine (come Cartesio) è costretto svendere il desiderio di infinito per un piatto di lenticchie, seppure molto gustose».

Hegel: «Ha messo l’uomo con la testa in sù ma si sa conca est guasta stiamo aggravando il problema».

Marx: «Ha messo l’uomo con la testa in giù ma dove vai se sei zoppo?».

Napoleone: «Un invasore acclamato come liberatore. Per molto meno altri hanno pagato a maggior prezzo»

Garibaldi: «Per noi, un colonizzatore di Caprera».

I Canonici della Cattedrale: «Vi hanno detto che non avete neanche la santa ambizione di diventare canonici: Meglio così, imparate a diventare come san Giuseppe».

Mi fermo qui, per non tediare nessuno. Davvero abbiamo, ho voluto bene a don Pietro. Lui ha letto in anteprima la stesura della mia tesi per la laurea in Sociologia. Come lui mi ha fatto leggere in anteprima il suo libro sugli anni mitici di Orgosolo. Con lui abbiamo parlato di come impostare lezioni ai liceali, seguire alunni, aiutarli dopo il diploma. Lui raccontava la storia della Chiesa con impareggiabile coevità. Per lui Cristo è davvero nato, morto e risorto. Ci ha insegnato questo senza aver paura di nessuna sfida culturale; Gesù è il nostro mare, il nostro destino, la nostra felicità promessa e sperimentata. Ci ha aiutato a crescere e a diventare adulti.

Grazie, per tutto quello che hai fatto per noi, grazie per averci aperto spazi nel conoscere, grazie per tutto quello che da sacerdoti portiamo in noi. Solo il Signore Ti può ricompensare. A-Dio.

 

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