Novena San Giuseppe, ottavo giorno

Ottavo Giorno: Novena San Giuseppe

Nel suo travaglio interiore sul decidere di ripudiare in segreto Maria, Giuseppe non aveva messo in conto un’altra sorpresa. Va bene salvare dalla lapidazione Maria, va bene ricorrere per amore ad uno stratagemma giuridico, ma questo Dio gli stava davvero complicando la vita. Giuseppe era disposto e deciso a credere che quanto concepito nel grembo di Maria fosse opera dello Spirito Santo e quindi era ovvio lasciar fare tutto a Lui. Chi aveva germinato quella vita doveva assumersene anche le responsabilità: “tue has fatttu su dannu e como lu paccas”. E fin qui ci poteva stare. D’altronde i profeti avevano insegnato che Dio semplifica le cose non le rende più intricate, come invece stava accadendo a lui.
Infatti, come non bastasse, a Giuseppe è chiesto ancora di più. L’umanità del Verbo fatto carne ha bisogno di una vera famiglia. Ci poteva pensar prima di fare il danno questo benedetto Spirito Santo! Se la facesse Lui una famiglia! Benedetto Dio, soe corrudu e fusticadu! Giuseppe una famiglia la voleva ma non poteva accettare di far finta che non fosse la sua, per poi fare la figura di un mantenuto, di uno
Ed ecco allora intervenire l’angelo in sogno. Un angelo ha sempre un recapito personalizzato: “Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio” (Lc 1,30); “Non temere di prendere con te Maria, tua sposa” (Mt 1,20), dice a Giuseppe. Stesso invito al coraggio sarà rivolto a Pietro quando Lui lo chiama: “Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini” (Lc 5,10). E quanti altri “non temere” sono disseminati nella Bibbia!
Il Mistero della vocazione che Dio ci offre unisce il finito all’infinito ma poiché viene da Lui non c’è da temere. Giuseppe, come Maria, obbedisce: “Fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa”. Nei suoi propositi giusti e amorevoli aveva previsto di salvare Maria. Ora gli è chiesto l’impossibile: formare una famiglia per accogliere il Figlio di Dio, un figlio non suo. Lo avremmo capito se fosse andato in escandescenze dicendo: “Anche questo!, no, no e poi no!”
Invece, Giuseppe, come Maria, iniziano a vedere la vita con la prospettiva di Dio. La loro povera esistenza si mischia con il disegno ed il sogno di Dio incarnatosi attraverso le loro vite. Capiterà a loro di tutto ma, sotto lo sguardo di Dio, l’impossibile diventa quotidiano.
L’invito dell’angelo a non avere paura è l’invito ad ognuno di noi a fidarci di Dio, noi chiamati a compiere passi che ci sembrano troppo grandi. Non temiamo quando Dio ci chiede di perdonare, non temiamo quando ci chiede di rischiare, non temiamo quando ci chiede di assumere responsabilità, non temiamo quando ci chiede coerenza, non temiamo quando ci chiede di abbandonare i nostri compromessi e pregiudizi, non temiamo quando traballano le nostre sicurezze, non temiamo quando ci chiede di seguirlo con tutto il cuore.
Occorre l’umiltà non solo nel prendere le decisioni giuste, come ha provato Giuseppe prima del sogno dell’angelo, ma anche di fronte alle scelte chiesteci da Dio nella nostra vita: sarà lui a condurle e non le nostre sole capacità.
E’ la stessa grazia che in questi giorni di grande prova invochiamo per noi, per le nostre famiglie, per tutti gli uomini.
                                                                                                                           Don Francesco