Novena San Giuseppe, sesto giorno

Non è facile parlare di san Giuseppe, di Giuseppe di Nazaret, falegname in una cittadina della Galilea talmente insignificante da non essere mai nominata nel Primo Testamento, un uomo passato alla storia per essere stato marito di Maria e padre (almeno legalmente) di Gesù. Non è facile dire qualcosa su di lui: non ci resta alcuna sua parola e i Vangeli (dove è citato solo cinque volte) lo mostrano come uno che è costretto (da apparizioni e sogni) a fare sempre esattamente il contrario di ciò che stava progettando. Eppure… La grandezza di Giuseppe di Nazaret è a dir poco incommensurabile. A lui, un semplice falegname, con antenati illustri (è un discendente del re Davide), Dio chiede di fidarsi, di prendersi cura di Maria e Gesù, i suoi tesori più preziosi, di partecipare da «coprotagonista» alla trama della Salvezza.

Gli viene chiesto di essere un gregario della storia della Redenzione. Giuseppe è proprio come i gregari del ciclismo, quei corridori professionisti, il cui compito all’interno della squadra è «solo» di aiutare il ciclista principale durante le corse. Dovremmo togliere San Giuseppe dalla marginalità in cui è «finito», dandogli la centralità che merita. Per questo è necessario fare un processo di pulizia agli occhiali con cui guardiamo Giuseppe. Non si tratta di gettare via le lenti, ma di pulirle per vederlo meglio, togliendo i tanti clichè, i luoghi comuni, gli stereotipi, sedimentatisi sulla figura del marito di Maria.

La tradizione dei Vangeli apocrifi (testi religiosi che non sono stati inseriti nel canone della Bibbia perché redatti diverso tempo dopo la morte dei discepoli e degli apostoli di Gesù) ci ha consegnato un Giuseppe vecchio, vedovo, mezzo rimbambito, che ha bisogno di risposarsi con Maria per crescere i figli avuti da un precedente matrimonio, ma soprattutto un uomo incapace, data l’età, di mettere a rischio la verginità di Maria. I Vangeli canonici (Matteo, Marco, Luca e Giovanni) invece non ci dicono nulla sull’età di Giuseppe, non ci danno nessuna scheda anagrafica e nemmeno la fotocopia della carta d’identità del falegname di Nazaret. Probabilmente è un giovane tra i diciotto e i vent’anni (età giusta, secondo la cultura ebraica, per mettere su famiglia), non ricco, che lavora il legno e ha tanti sogni e progetti sul futuro: uno su tutti vivere il resto dei suoi giorni con Maria, una splendida ragazza nazarena come lui. Pensare un Giuseppe giovane, forte, con qualche anno in più della Madonna, non mette a rischio la castità vissuta nella famiglia di Nazaret. Per praticare la virtù della castità non è necessario attendere la vecchiaia! Nel corso dei secoli in parecchi si sono chiesti come abbiano potuto vivere Maria e Giuseppe la castità. Chi non è capace di capire l’amore che sottende alla loro relazione, sa ben poco del vero amore e ignora totalmente il senso cristiano della castità. L’amore dell’uomo è modellato dall’amore della donna, che, come abile educatrice, gli modera l’impulso affinché si trasformi in cura e tenerezza, che lo renda capace di ricevere e di dare.

Ed è quanto chiediamo ci venga donato per l’intercessione di San Giuseppe.

Don Francesco

Avvisi
Come già sapete, fino al tre aprile, la chiesa resterà aperta per la preghiera personale ma non vi saranno celebrazioni pubbliche.
Si consiglia di fare la novena a San Giuseppe nelle proprie case, di recitare in famiglia il Santo Rosario magari seguendolo alle 19,15 su Radio Barbagia dove verrà trasmessa anche la novena alla Madonna delle Grazie come voto espresso dalle parrocchie cittadine.
Il 19, giorno della festa di San Giuseppe, la statua del Santo Patrono verrà posta nel sagrato come segno di benedizione per tutti.
Si consiglia infine la lettura e la meditazione personale del Vangelo di Marco.