Sogno un mondo in cui nessuno si senta ultimo

«Auguro a tutti i nuoresi la pace e il lavoro. Quando dico pace intendo anche pace sociale, fra vicini di casa e fra parenti affinché tutte le ostilità cessino a cominciare dalle famiglie. Ai disoccupati dico che il lavoro si può creare e inventare senza aspettare che siano sempre gli altri a farlo per noi. Anche ai miei tempi non sempre tutto era facile e per rendermi indipendente mi son data da fare. A tanti bravi professionisti sardi che meritano di affermarsi a tutti i livelli, auguro il lavoro più congeniale perché si sentano realizzati in quello che fanno. Inviterei i giovani a perseguire con determinazione i loro obiettivi, ad essere creativi e propositivi, ad esprimere il loro voto non contro ma per qualcosa o per qualcuno con il quale condividere progetti e speranze per il presente e per il futuro. Vorrei che la gente viva serena e che il mio sia un paese civile, acculturato e pulito sotto tutti gli aspetti, senza povertà – spero che non ce ne sia come io l’ho conosciuta – e con una giustizia sociale che livelli le diseguaglianze affinché nessuno debba sentirsi ultimo. Desidero per Nuoro quello che desidero per tutto il mondo».
Arrivano da Copenaghen dove vive gli auguri per il 2020 e per il secondo ventennio del Duemila ai nuoresi da parte di Maria Giacobbe, la nota scrittrice che da Nuoro dove è nata nel 1928 si è trasferita 62 anni fa in Danimarca tenendo però ben salde le sue Radici (titolo tra l’altro del libro pubblicato nel 2005 da Il Maestrale), nel rione di Santu Predu che l’ha vista crescere.
«Ricordo – dice Maria Giacobbe – i cugini che erano tanti, gli amici e compagni di scuola con i quali giocavo nel vicinato, la neve che silenziosa si posava sui tetti e sui vicoli, i venti freddi e pungenti di Nuoro e la mia grande casa padronale dove l’unica fonte di riscaldamento era il caminetto. Ho amato e amo Santu Predue la mia casa non certo molto comoda ad abitarla perché le stanze erano fredde e distantidalla cucina. Ricordo la mia paura quando la notte dovevo salire ai piani alti per dormire, paura del freddo e di stare sola. Sinceramente preferisco l’appartamento riscaldato. Tutto sommato non sono stata una bambina felice. Se fossi meno sincera di quella che sono non lo avrei detto. Ma è proprio così».

Quando ha lasciato Nuoro?
«Diverse volte sono stata a Roma, Milano e proprio da Milano ho preso il treno per Copenaghen quando i miei suoceri volevano farmi conoscere la città, ma quando si prende il treno non si pensa a passi definitivi, tutto si fa per gradi, tuttavia a 29 anni ho lasciato la mia città avendo sposato un danese. Fin da bambina ero animata da un forte desiderio di andare via dalla Sardegna, viaggiare per il mondo mi affascinava ma non avendo i mezzi per poterlo fare, Nuoro era diventata per me una sorta di prigione».

Eppure era una privilegiata.
«Dal punto di vista economico forse, essendo la mia famiglia benestante da parte di madre certamente noi non pativamo la fame. A me bastava poi così poco! Quei tempi erano duri per tutti. Il Meridione era gravato dalle stesse leggi fiscali della valle Padana dove i terreni erano fertili e produttivi, dunque in Sardegna i proprietari terrieri di sole rocce pagavano le stesse tasse dei proprietari del Nord e così i pochi soldi ricavati dalla terra e dal bestiame se ne andavano per le tasse. Ricordo ancora quelle povere bambine che la sera appena faceva buio venivano a chiedere un po’ di pane e companatico. Vecchia storia…».

Quando è andata via dalla Sardegna per stabilirsi in Danimarca, il suo Diario di una maestrina, oggi tradotto in 15 lingue, stava riscuotendo il meritato successo. Nel testo, che racconta la sua prima esperienza professionale, la scrittrice ha voluto documentare lo stato sociale del momento quando le bambine andavano a scuola scalze, mal vestite e con tanta fame. Dopo aver frequentato il ginnasio e il liceo alGiorgio Asproni, Maria Giacobbe aveva conseguito la maturità magistrale da privatista trovando subito lavoro come insegnante a Fonni, Oliena, Bortigali e Orgosolo.

«Ancora oggi – riprende il suo racconto l’intellettuale nuorese – intrattengo cordiali e affettuosi rapporti con alcuni dei miei ex scolari. Avevo intrapreso quella via per rendermi indipendente ma anche perché motivata dal bisogno di combattere l’analfabetismo, vera piaga sociale in tutto il Meridione».

Aveva collaborato con la Unla (Unione Nazionale per la lotta contro l’analfabetismo), fondata nel 1947 e riconosciuta dall’Unesco che nel 1951 aveva organizzato a Nuoro un corso residenziale di aggiornamento per maestri collaboratori e che nel 1956, durante un convegno tenutosi a Roma, l’aveva insignita della medaglia di bronzo per il lavoro svolto nella scuola serale di Oliena per adulti analfabeti.

Quale la prossima fatica letteraria?
«A 91 anni – risponde ancora Maria Giacobbe– non si hanno più le forze. Comunque vi comunico un’assoluta novità. L’Università di Granada ha appena tradotto in spagnolo un mio vecchio libro Piccole cronache (1961) col titolo Pequenas historias (Benilde Ediciones). Trattasi di un romanzo ispirato alla storia della mia infanzia e della mia famiglia. Questo fatto mi riempie di commozione anche perché il testo affronta un tema purtroppo ancora attuale in quanto il pericolo delle dittature nel mondo non è ancora scongiurato».

C’è un libro che le sta più a cuore?
«Assolutamente no. Ogni libro è una tappa della mia storia».

Recentemente è stata omaggiata anche in terra di Danimarca…
«L’associazione culturale sarda Incantos che opera qui a Copenaghen, presieduta da Olimpia Melis e di cui mio figlio Andreas venuto a mancare di recente era componente, a mia insaputa mi ha dedicato una bellissima manifestazione allestita in un teatro cittadino, riproponendo il documentario “Fra due mondi” con relativa intervista, realizzato per la Rai nel 2011 dal giornalista Francesco Satta dove mi racconta e mi descrive, letture di Valentina Sulas tratte dai miei libri e canti sardi interpretati dalla soprano Margherita Canu accompagnata da un pianista danese. Presenti gli scrittori Mariangela Sedda e Jacopo Onnis, appositamente venuti dalla Sardegna. Un grande atto di stima e d’affetto nei miei confronti».

Quando il prossimo viaggio per Nuoro?
«Non sono più una ragazzina che va e viene come vuole. Ho la mia età…».

Maria Giacobbe che oggi ha 92 anni e vive circondata dall’affetto del figlio Thomas, di sei nipoti e due pronipoti, racchiude in sé tutte le caratteristiche barbaricine; schiva e riservata, sguardo profondo ed espressivo e tanto rigore nel sostenere le proprie idee. La sua grandezza sta nella semplicità del porgere la sua conoscenza e nel saper guardare dentro e fuori di sé. Lei è la Sardegna. A lei, che con naturale umiltà si sottrae ai suoi giusti meriti ritenendosi solo fortunata per i risultati raggiunti, noi diciamo che la fortuna si accompagna al talento all’impegno, all’intelligenza, alla caparbietà e alla determinazione, valori che hanno fatto di lei una grande ambasciatrice della cultura sarda e italiana nel mondo.

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